
I Verdi ticinesi insieme all'UDC contro l'immigrazione. Sta destando un certo stupore, Oltralpe, la posizione assunta dal movimento guidato da Sergio Savoia in merito alla votazione del prossimo 9 febbraio.
Storicamente i Verdi sono sempre stati vicini alla sinistra e nel resto della Svizzera pare che lo siano ancora. Che in Ticino siano passati all'altra sponda?
"Questa non è una battaglia tra sinistra e destra" spiega un volto storico dei Verdi, la consigliera comunale di Lugano Melitta Jalkanen, "bensì tra coloro che vogliono un mondo globalizzato, grazie al quale massimizzare i profitti, e coloro che invece ritengono opportuno un rallentamento di questa folle corsa."
Jalkanen sostiene quindi l'iniziativa, anche se senza entusiasmo, turandosi il naso di fronte a quei manifesti UDC che tanto le danno fastidio. "Io dell'iniziativa approvo una sola riga, quella che riguarda i frontalieri. E la sostengo unicamente per quell'aspetto. Non sono contro i lavoratori d'oltreconfine, per carità. Hanno tutti i diritti a lavorare anche loro. Ritengo però che occorra frenare questo degrado ambientale causato dalla sempre più asfissiante mobilità privata. Non mi piace pensare di votare come i democentristi, ma d'altronde anche Hitler era vegetariano."
Anche tra i Giovani Verdi il conflitto è stato profondo: mettersi dalla parte dell'UDC o di Economiesuisse? Un bel dilemma. La discussione è stata lunga ma alla fine anche il movimento giovanile ha deciso di seguire la linea del partito maggiore. "Ne abbiamo discusso parecchio e ci sono stati dei contrasti forti tra di noi" spiega la coordinatrice dei Giovani Verdi, Sabrina Chakori. "Alla fine per un solo voto abbiamo deciso di allinearci alla posizione del partito, sostenendo quindi il SÌ. Però, visti i diversi pareri all'interno del gruppo, non condurremo una campagna in favore dell'iniziativa. Io la sosterrò a livello personale, ma se altri membri del movimento vorranno esprimere altre opinioni saranno liberissimi di farlo."
E un'opinione contrastante la esprime senza timore un altro esponente di punta dei Verdi, il gran consigliere Gerri Beretta Piccoli, che si dissocia apertamente dal suo partito. "Non sono affatto d'accordo con questa posizione assunta dai Verdi" afferma. "Ho già comunicato di voler proseguire a collaborare con loro, ma come indipendente, niente di più. E il mio 20% preferirei darlo a Fra Martino Dotta, più che al partito."
Gerri Beretta Piccoli, con un passato da comunista, non potrebbe far convivere la sua coscienza con una posizione del genere. "Allearsi con l'UDC, pur adducendo tutte le attenuanti possibili, mi sembra un po' come camminare sui vetri. Io non potrei mai farlo, visto si tratta di un gruppo con cui non ho affinità, a parte la mia parentela con Marco Chiesa. Mi sembra che i Verdi abbiano paura a chiamarsi di sinistra."
E quindi Beretta Piccoli, pur non volendo compiere gesti eclatanti quali un abbandono del partito, proseguirà il suo lavoro in Gran Consiglio e nel Legislativo di Lugano, ma in modo indipendente. "Io oggi più che un verde mi sento un'anguria. Per cui andrò avanti con la mia testa. Se a Lugano Melitta Jalkanen vorrà fare la capogruppo, a me va benissimo. A Bellinzona vedremo. Fra due anni avrò 70 anni, potrei anche portare a termine il mio mandato e poi lasciare la politica."
AS
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