
La tassa sul sacco cantonale proposta dal direttore del dipartimento del Territorio Claudio Zali proprio non va giù ai comuni, in particolare quelli che già hanno introdotto una tassa del genere, che di norma è ben più "cara" di quella proposta dalla riforma del ministro leghista (85-95 centesimi).
Ora, dopo le diverse prese di posizione delle scorse settimane, a fare la voce grossa è il Consorzio Servizio raccolta rifiuti Sud Bellinzona, che raggruppa Monte Carasso, Sementina, Cugnasco-Gerra, Gudo, Cadenazzo, Camorino, Pianezzo, St. Antonio, Lavertezzo Piano e St. Antonino. Di questi dieci comuni infatti ben sette hanno introdotto una tassa sul sacco, a un prezzo medio di 1.76 franchi, con "risultati immediati, evidenti e incoraggianti: la produzione di rifiuti urbani è diminuita del 35%".
Comuni che con la riforma proposta dovranno pertanto praticamente dimezzare le entrate derivanti dai sacchi, andando contemporaneamente ad alzare la tassa base. "La sola copertura dei costi di smaltimento - scrivono dal Consorzio - con la tassa sul sacco, come auspicato nel messaggio governativo, senza tenere conto del costo di produzione dei sacchi e di almeno parte dei costi di raccolta, appare un compromesso insufficiente e penalizzante."
Secondo il Consorzio inoltre il costo irrisorio del sacco disincentiverà i cittadini nella separazione dei rifiuti nei comuni che già hanno una tassa sul sacco, ed è quindi facile prevedere un aumento della quantità di rifiuti solidi urbani (RSU).
"Il controprogetto avrebbe dovuto porsi obbiettivi più ambiziosi a livello ambientale, la diminuzione del 10-15% della quantità di RSU appare infatti troppo bassa a fronte dei risultati ottenuti da molti comuni (- 30-50%)."
Il Consorzio infine, pur dicendosi a favore del principio, avanza anche una proposta: ampliare la forchetta da 85 centesimi a 2 franchi.
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