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"Anche chiedere se abbiamo il ciclo è sessismo"
"Anche chiedere se abbiamo il ciclo è sessismo"
"Anche chiedere se abbiamo il ciclo è sessismo"
Redazione
8 anni fa
Pepita Vera Conforti: "Fare le avance è lecito, ma se dice no... Asia Argento non ha compromesso il movimento #MeToo"

Sin da quando il caso Weinstein ha cominciato a scuotere il mondo di Hollywood, il movimento #MeToo ha preso piede nella conversazione globale, con l’intento di aumentare la consapevolezza delle persone su abusi sessuali e molestie. Le donne che lo hanno animato e sostenuto si propongono di mettere fine agli abusi e alle violenze, nonché di rivendicare l’ambita parità tra i generi.

Tuttavia, non sono in pochi a sostenere che il movimento a volte tenda a spingersi troppo oltre, con il rischio di compromettere la percezione di concetti apparentemente banali, quali corteggiamento o seduzione. Inoltre, i recenti scandali che vedono Asia Argento, presunta paladina del movimento femminista, al centro del ciclone, hanno inasprito i toni dei più diffidenti. Che il #MeToo abbia perso di credibilità? Per Pepita Vera Conforti, già Presidente della Commissione delle Pari Opportunità, il problema è però più ampio e non si può limitare tutto al mondo dello spettacolo.

La notizia delle presunte molestie di Asia Argento sull’allora minorenne Jimmy Bennet è al centro della cronaca. L'attrice rischia di delegittimare il movimento #MeToo, di cui è, peraltro, portavoce?La questione è molto esaltata dai media. È importante puntualizzare una cosa: le accuse arrivano dal New York Times e, pertanto, vanno ancora confermate dalle autorità competenti. Tuttavia, se anche queste si rivelassero fondate, il campo di interesse del #MeToo si estende ben oltre lo showbusiness; esistono aspetti molto importanti da combattere sul mondo del lavoro. Parlo di tematiche molto più vicine a noi rispetto a quanto lo sia il mondo dello spettacolo. È soprattutto per queste che il movimento ha molto seguito.

Asia Argento, si sa, è un personaggio con dei trascorsi un po’ travagliati. Perché scegliere lei come portavoce di un movimento femminista?Asia Argento si è autoproclamata tale, o forse lo hanno fatto i media, ma non è un punto di riferimento particolare per chi aderisce e sostiene il movimento. È un’attrice italiana molto vicina a noi, ma ci sono tante altre donne del mondo dello spettacolo, in Svizzera e in Italia, che partecipano attivamente al movimento. Tuttavia, io credo che Asia Argento sia semplicemente una ragazza giovane, con le sue turbolenze, e fa parte di un mondo altrettanto complicato, nella sua dimensione spettacolare.

Un mondo che, all’indomani del caso Weinstein, ha sfoderato un altissimo numero di presunte vittime di molestie. Quanto crede sia legato questo al fenomeno del “maccartismo”, ossia quello di diffamare mediante accuse di tipo sessuale per distruggere la vita di registi o attori?Non sta a me dichiarare quante e quali di queste accuse siano collegabili al maccartismo, non ho i mezzi e le fonti per poterlo fare, sebbene io non escluda che si possa essere verificato anche questo. Quel che è certo è che anche nel mondo dello spettacolo, per quanto strampalato esso sia, dinamiche come queste sono molto frequenti. Lo erano anche prima dello scandalo Weinstein. Movimenti come il #MeToo non hanno fatto altro che dare anche alle donne dello spettacolo il coraggio di denunciare simili abusi. Il che è giusto: il rapporto di lavoro deve essere al massimo della trasparenza.

Non dovrebbe essere più semplice, per una donna dello spettacolo, denunciare un’avvenuta molestia?No, come succede nel mondo reale, anche nello showbusiness le donne che dichiarano di aver ricevuto insinuazioni di tipo sessuale tendono a venir emarginate. Gli si dice che non sappiano stare allo scherzo, che si tratti di un gioco, e che le belle ragazze debbano mettere in conto la probabilità che un regista possa chiedere loro di andare a letto assieme per ottenere la parte. Tutto questo non è accettabile.

E se fossero le belle ragazze a sfruttare il potenziale per fare avances con l’intento di ottenere una posizione di prestigio di chi sarebbe la “colpa”?Non è una problematica di genere, ma di simmetria di potere: non importa che tu sia uomo o donna, purché non sfrutti la posizione elevata per ricattare un subordinato. Anche questo è sessismo sul lavoro, e se anche non dovessero sussistere molestie dirette a livello fisico, le discriminazioni e i maltrattamenti che susseguono al respingimento dell’avance sono altresì molestie.

Tornando a noi "comuni mortali", in che termini possiamo parlare di sessismo sul mondo del lavoro?Il sessismo sul lavoro ha ancora molteplici inclinazioni: primo tra tutti il fatto che, per ottenere gli stessi privilegi riservati a un uomo, la donna è costretta a impegnarsi il doppio. Non è ammissibile che, al giorno d’oggi, una donna che decida di farsi una famiglia non sia vista di buon occhio, o che sia oggetto di schernimenti o battute, anche oscene, tipo “hai il ciclo?” quando si arrabbia per qualcosa. Per non parlare delle insinuazioni legate all’ambito sessuale…

Come può contribuire un movimento come il #MeToo al raggiungimento della parità dei sessi?Movimenti femministi ci insegnano che l’uguaglianza di genere inizia dal modo in cui ci poniamo verso l’altro sesso. Passa dalla solidarietà femminile all’intransigenza con la quale definiamo i limiti che un uomo non deve oltrepassare. Non dobbiamo essere banalizzate, ridicolizzate o sminuite. Ci sono sempre più donne nel mercato del lavoro, perciò dobbiamo rivendicare autorevolezza e credibilità. Dobbiamo dire basta agli atteggiamenti di sufficienza finalizzati a mettere in discussione le capacità professionali. Non possiamo più sopportare i ricatti, come succedeva negli anni ’60. C’è ancora troppo testosterone sul mondo del lavoro.

Tempo fa, su “Le Monde” è stata pubblicata una lettera, firmata da oltre cento donne, che rivendicavano il “diritto di essere importunate” ritenendo la cosa essenziale per la libertà sessuale. Come commenta il fatto?Con un termine francese: c’è stato un “malentendu” (ride, n.d.r) importunare significa violare la dignità di una donna. Affermazioni come questa mancano un po’ di rispetto alle vittime di molestie, che passano per quelle che non stanno allo scherzo, banalizzando una triste realtà.

Quanto crede che sia sottile, allora, il confine tra molestia e avance sgradita?Se non si è in grado di fermarsi una volta compreso quanto indesiderate siano le avances, allora parliamo di un comportamento molesto.

Esiste il rischio che una campagna femminista troppo accesa nei toni possa criminalizzare anche il più ingenuo tentativo di seduzione da parte di un uomo, banalizzando, invece, realtà gravi come lo stupro?No. Il sesso è giusto finché lo si fa con chi si vuole, e lo sono anche le avances laddove non si oltrepassi la barriera delle molestie. Queste ultime possono essere sanzionate a livello amministrativo se avvenute in una circostanza lavorativa. Lo stupro invece è sanzionato a livello penale. In entrambi i casi esistono autorità competenti pronte a valutare la fondatezza delle accuse.

SF

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