
Prosegue la vertenza fra personale e dirigenza della Ambrosetti Ruote. Nell’assemblea convocata dalla direzione con il personale di oggi c’è stata un’importante svolta: i lavoratori hanno coinvolto di nuovo il sindacato UNIA, affidandogli il mandato per rappresentarli.
Per capire che cosa è successo e quali saranno gli scenari nei prossimi, presumibilmente concitati, giorni, abbiamo contattato il sindacalista Rolando Lepori.
“La situazione parla di una procedura per 104 licenziamenti, ovvero praticamente l’intero personale dell’azienda, che ha dato tempo 15 giorni per trovare delle soluzioni, le quali potrebbero essere i tagli dei salari di cui si parla (11% per i frontalieri, 7% per i residenti, ndr). Ad aprile la direzione aveva interrotto le trattative con noi, dicendo che se non avessimo trovato un accordo, come è successo, sarebbero andati direttamente dal personale, che invece ha voluto che tornassimo a rappresentarli.”
I tempi sono molto stretti, come vi muoverete?
“Per prima cosa cercheremo un contatto con la direzione e incontreremo la commissione del personale per capire cosa fare e per avanzare proposte. Fondamentale sarà fare chiarezza sulle cifre, capire la reale situazione dell’azienda. Ritengo che ci sia margine di manovra.”
Il personale è disposto ad accettare le riduzioni salariali?
La Ambrosetti impiega 30 residenti che non possono assolutamente acconsentire a tagli dello stipendio, perché non potrebbero più arrivare a fine mese, dunque sarebbe un sacrificio poco opportuno. Sono consapevoli dei rischi, tuttavia non vogliono fare regali. Desiderano salvare il posto di lavoro, ovviamente, ma non rinunciare al salario. Sono disposti a qualche sacrificio però non a concedere regali. Si tratta di persone che vivono al limite, è impensabile tagliare loro il salario. Se l’azienda trovasse un accordo il personale potrebbe fare un sacrificio, ma se questo significasse cadere in miseria i lavoratori diranno no. Qualcuno di loro ha spiegato chiaramente che, con una riduzione, dovrebbe ricorrere agli aiuti sociali, per cui perdere il posto ed entrare in disoccupazione a livello economico sarebbe di fatto la stessa cosa.”
Dunque, si potrebbe dire che è tutto nelle mani dei frontalieri.
"Anche i frontalieri non vivono certo da nababbi e fanno dei sacrifici. Il tutto è nelle mani dell’azienda, non loro: l’Ambrosetti, a mio avviso, per i suoi lavoratori può sopportare un anno di deficit a causa del franco forte."
Secondo lei, la minaccia di delocalizzare in Slovacchia è reale?
“La direzione ci aveva detto che non è un’opzione, a meno che ne fossero proprio costretti, per cui non penso. Nel 2011 era stato comunque siglato un accordo che prevedeva un sacrificio del personale e garantiva che la ditta non sarebbe stata delocalizzata sino al 2017."
Rolando Lepori, è ottimista?
I tempi sono stretti, io sono di natura positivo dunque dico di sì, poiché ci sono dei margini di discussione. Dovremo chiarire delle situazioni per poi capire dove si può andare a parare per attutire il colpo causato dal franco forte.”
PB
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