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Ticino
Alzare i salari del 5%. Una misura sopportabile per l’economia?
Redazione
3 anni fa
Giangiorgio Gargantini, segretario regionale UNIA, e Andrea Gehri, presidente della Camera di Commercio, a confronto sulla proposta dell’USS di alzare i salari nel 2024.

L'Unione sindacale svizzera ha proposto di alzare i salari del 5% nel 2024. L’obiettivo è di compensare la stagnazione dei salari degli ultimi anni nonché l'inflazione e i diversi rincari annunciati per il prossimo anno (trasporti pubblici, Posta, cassa malati, ecc…). Sul tema abbiamo interpellato Giangiorgio Gargantini, segretario regionale di Unia Ticino e Moesa, e Andrea Gehri, presidente della Camera di commercio, per capire se la misura sarà facilmente attuabile o meno.

I datori di lavoro devono fare uno sforzo alla luce di tutti questi rincari?

Per il sindacalista la risposta è naturalmente affermativa e per motivarla fa leva soprattutto sulla stagnazione dei salari degli ultimi anni. "Un aumento del 5% forse fa paura, ma negli ultimi tre anni i salari reali sono diminuiti in Svizzera. È la prima volta che succede dalla Seconda guerra mondiale”, puntualizza Gargantini. “L'anno scorso i salari nominali sono aumentati dello 0,9%, mentre l'inflazione è aumentata del 2,8%. Quindi c'è un delta negativo dell'1,9%. Questi dati dimostrano come sia urgente intervenire sul potere d'acquisto e quindi sui salari, una responsabilità che è del mondo aziendale".

Per Gehri il 5% richiesto dall'USS è invece ritenuto difficilmente sopportabile. "Mi sembra un dato piuttosto azzardato. D’altra parte, fa parte della strategia sindacale”, ribatte il presidente della Camera di Commercio, sostenendo che, per ogni cosa, ci vuole equilibrio. “Gli imprenditori sono sensibili al benessere dei propri dipendenti, ma devono far funzionare anche le proprie imprese. L'inflazione, che colpisce duramente il cittadino, colpisce anche le imprese. Se prendiamo in considerazione gli ultimi anni, usciamo da una pandemia che ha creato non pochi problemi per l'economia. Il conflitto bellico ha poi creato altri problemi. Subiamo ancora oggi l'esplosione dei costi delle materie prime e le catene di fornitura sono ancora in parte compromesse. Determinati settori economici fanno ancora fatica, come per esempio il settore automobilistico e quello dell'energia elettrica. Non dobbiamo dimenticarci che aumentare gli stipendi vuol dire anche alimentare ulteriormente la pressione inflazionistica".