
Si riapre il caso dell'avvocato trovato morto nel suo appartamento di Lugano il 5 dicembre 2011, inizialmente classificato come suicidio.
Come reso noto da "Il Fatto Quotidiano", la madre della vittima ha inoltrato una denuncia contro ignoti, dopo che una perizia del medico legale dell'Università di Zagabria, Josip Skavic, ha evidenziato come dal corpo dell'uomo mancassero quasi tutti gli organi: il cervello, il cuore, un rene, l'intero stomaco e tutti i denti.
La donna, tramite il suo legale, avvocato Xenia Peran, ipotizza nei confronti delle due dottoresse dell'ospedale di Varese che effettuarono l'autopsia su incarico dell'Istituto di patologia di Locarno i reati di espianto di organi senza consenso e manomissione di cadavere.
La denuncia è stata inviata al Ministero Pubblico di Lugano, al Consiglio di Stato e alle procure di Varese, Milano e Reggio Calabria.
Nel documento la madre dell'avvocato luganese critica la "strana fretta" della prima autopsia. L'uomo, infatti, morì probabilmente tra le 6 e le 9 di quella mattina. Alle 12 venne certificato il decesso e già alle 14 il cadavere era sul tavolo dell'obitorio per l'autopsia eseguita dalle due dottoresse di Varese. La legge, però, prevede che debbano passare almeno 24 ore dal decesso. Sul referto dell'autopsia, inoltre, non figura traccia di espianti di organi. Che sono invece evidenti nella seconda autopsia.
Secondo la madre dell'avvocato, i sospetti di relazioni pericolose tra suo figlio e la 'ndrangheta avrebbero dovuto indurre la polizia federale ad avere più dubbi che certezze. Invece il caso venne rapidamente archiviato come suicidio, con una relazione della polizia di Lugano di sole quattro pagine.
Un'inerzia investigativa che, secondo l'avvocato Peran, è spiegabile solamente ipotizzando coperture istituzionali.
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