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Ticino
“Altro che Italia, ci facciamo il mazzo per il Ticino”
Redazione
13 anni fa
Lo sfogo di uno dei tre chef che sul Caffè ha "consigliato" di andare a mangiare in Italia. "Amiamo e difendiamo la gastronomia ticinese"

Tante volte è facile interpretare male, o a proprio piacimento, un articolo di giornale. È quanto è successo con il reportage pubblicato domenica dal Caffè, “Dove mangiano gli chef?”, che dopo aver suscitato diverse reazioni negative sui social network è stato ripreso anche dal nostro portale. Una lettura approssimativa del testo poteva lasciar credere che 3 chef ticinesi su 10 consigliassero di andare a mangiare Oltreconfine. Mai niente di più falso: gli chef non stavano “consigliando” un ristorante, ma solo indicando in quale ristorante amano andare con la famiglia quelle rare volte che riescono a ritagliarsi una serata libera per uscire a cena. “Io personalmente ci sono rimasto molto male nel vedere travisate così le mie parole” afferma uno dei tre chef ticinesi che sulle pagine del Caffè ha indicato come ristorante preferito un locale italiano. “Non ho affatto consigliato ai ticinesi di recarsi in Italia, anzi. Io mi faccio il mazzo 12-13 ore al giorno per tenere alto il nome della gastronomia ticinese e non posso che raccomandarla. Ho anche rappresentato la Svizzera a diversi concorsi di cucina e penso che siamo a un ottimo livello.” “Quando mi ha chiamato il giornalista del Caffè ero in pieno lavoro” prosegue lo chef. “Mi ha chiesto in quale ristorante mi piacesse andare. Io ho una famiglia, due figli, lavoro praticamente sempre, ho un giorno di libero a settimana e a mangiare esco forse solo una volta all’anno. Gli ho indicato un ristorante ticinese, ma era già stato segnalato da un altro chef. Per cui ho fatto il nome di un ristorante di un mio amico, in Italia, dove ero stato di recente a cena. Tutto qui, ho solo detto che a me è piaciuto, ma non pensavo che sarebbe stato interpretato come un invito ai ticinesi a recarsi in Italia. Perché non è quello che intendevo dire.” Se la domanda gli fosse stata posta diversamente, tipo “quale ristorante raccomanda ai ticinesi?”, lo chef avrebbe senz’altro raccomandato un locale ticinese. Ma lui ha semplicemente indicato un ristorante dove si è trovato bene, senza secondi fini. “Facciamo di tutto per portare avanti la gastronomia ticinese” conclude lo chef. “Per cui queste strumentalizzazioni fanno male. Già il nostro è un lavoro difficile, non fateci dire cose che non abbiamo voluto dire. Perché poi la gente ci crede…” La gente ci crede. Ma spesso non vede gli enormi sforzi che vengono profusi dagli operatori della gastronomia ticinese per portare avanti il settore in un periodo difficile come questo. E quando, in mezzo a tutto questo lavoro filato, uno chef riesce a tirare il fiato per un attimo, avrà anche il diritto di andare a mangiare in santa pace dove preferisce. Senza che la sua scelta personale venga interpretata come un consiglio gastronomico al pubblico. E che diamine.AS

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