
Il tema della rappresentanza femminile nell'esecutivo cantonale è stato toccato più volte durante questa campagna elettorale. Ma i risultati dicono che, tra quattro anni, ci ritroveremo a riaffrontare l'argomento. A dirla tutta, nessuna delle candidate è andata anche solo vicina a scalzare uno dei candidati uscenti.
Neanche Amalia Mirante la quale, nonostante la buona votazione, è comunque molto distante (oltre 5'000 voti) da Manuele Bertoli. E c'è da preoccuparsi nel vedere profili come Cristina Maderni e Roberta Soldati rispettivamente ultime nel Plr e nella Lega, o Alessandra Zumthor lontana anni luce da Raffaele De Rosa. In fondo alla classifica del suo partito anche Laura Riget, perlomeno in questo caso gioca a suo favore la giovane età. Comunque un po' poco, un po' troppo poco, per una politica cantonale che a cadenza regolare si ripromette di dare più spazio alle donne.
C'è però da dire che molte donne ci mettono anche del loro: inutile creare un movimento come "Più donne" e rivendicare diritti e posti in Gran Consiglio se poi di 40 candidate della lista, oltre a Tamara Merlo e altre 2-3 candidate, si registra il nulla assoluto.
E, anche se oggi è ancora presto, viene difficile pensare a qualche profilo femminile che possa ambire a un posto nell'esecutivo nel prossimo futuro. Forse solo in casa PS, magari con le candidature di figure come Marina Carobbio o Pelin Kandemir Bordoli. Ma ad oggi siamo nel campo della fantapolitica: la realtà dice che, ancora una volta, le donne sono escluse dal Consiglio di Stato.
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