
Ennesima stangata per il nostro Cantone, che ieri si è visto aumentare i premi di cassa malati del 7,1% rispetto al 4,4% della media nazionale. E le reazioni politiche non si sono fatte attendere, anche perché entro domenica a mezzogiorno i ticinesi sono chiamati ad esprimersi su due iniziative che mirano proprio ad alleggerire l’impatto dei premi. E di fronte all’ennesima bastonata ci sono state reazioni anche dure, tutte legate proprio ai due oggetti in votazione la prossima domenica, che mirano ad alleggerire i premi di cassa malati. Primo fra tutti il coordinatore della Lega Daniele Piccaluga, nonché fautore di una delle due iniziative, che punta il dito contro, a suo dire, l’inadempienza del Cantone, DSS in particolare.
Piccaluga: “Una grandissima incazzatura”
“C'è una grandissima incazzatura, perché essere nuovamente in fondo a una classifica di questo tipo dimostra ancora una volta che forse i compiti non si sono fatti come si doveva”. In questo senso, come Lega è stata inoltrata un'interpellanza in cui si chiede al Consiglio di Stato se ha veramente fatto i compiti. La Lega ritiene che questo non sia il caso? “Assolutamente no. I dati sono lì da vedere. Chiediamo che il Governo ticinese, per tramite del suo direttore, proceda ad andare a Berna e far sentire lo scontento e l’arrabbiatura dei ticinesi”. Ticinesi che, ritrovandosi ad affrontare questo ennesimo aumento, non ce la fanno più. Ma qual è la soluzione nell'immediato? “La nostra iniziativa è chiaramente una soluzione concreta che potrebbe entrare in vigore in tempi celeri. Questo 7,1% di aumento significa che dall'anno prossimo i cittadini ticinesi pagheranno il 7,1% in più, e con la nostra iniziativa si dirà che anche quel 7,1% potrà essere dedotto dalle imposte”.
UDC: “La principale responsabilità è del Cantone”
Sulla stessa linea l’UDC che ha preso posizione con un comunicato dal titolo “De Rosa smetta di dare la colpa a Berna”. Concretamente, i democentristi sostengono che la responsabilità principale “è cantonale. Basta guardare ad altri Cantoni, che hanno registrato aumenti minimi, per capire che quando si governa con determinazione è possibile limitare i costi. In Ticino invece si è lasciato crescere una sovra-offerta sanitaria, con troppi ospedali, troppi medici e un ricorso eccessivo al pronto soccorso, senza adottare riforme strutturali”.
Durisch: “Lobby sostenute da chi non vuole l’iniziativa”
Sul fronte opposto dell’emiciclo l’indignazione è pressoché uguale. Ovviamente, a divergere è la risposta che si vuole dare a questa spesa diventata insostenibile. Sentiamo il capogruppo socialista Ivo Durisch. “Chiaramente noi con l’iniziativa chiediamo che i costi della sanità siano pagati in maniera più equa, per questo proponiamo il 10% massimo di impatto sul budget mensile per una famiglia. Con questo aumento del 7,1% ancora una volta ci saranno per una persona sola 500 franchi di aumento all'anno e per una famiglia con due figli 2'200 franchi, che è una cifra insostenibile”. E a chi rimprovera il PS di non risolvere il vero problema dei costi sanitari cosa rispondete? “Noi rispondiamo che la soluzione di oggi è una soluzione chiaramente per i cittadini e per il ceto medio. Poi bisognerà risolvere anche il problema dei costi, ma mettendo bene in chiaro che chi non vuole risolvere i problemi dei costi sono gli stessi partiti che rifiutano di aumentare i sussidi. Le lobby delle casse malati e della farmacia sono talmente potenti a Berna che intralciano qualsiasi modifica nel sistema e a sostenerli sono i partiti che oggi non vogliono votare la nostra iniziativa”. A prendere posizione anche i Verdi con un comunicato dal titolo “È necessario un cambiamento radicale del sistema basato sulla solidarietà”, ricalcando la posizione dei socialisti.
MpS: “Un meccanismo perverso”
Chi invece rifiuta la narrazione dei costi è l’MpS, che ha inviato una nota scritta. “L’aumento complessivo dei costi sanitari non arriva neppure al 10%. Il resto? Un abisso inspiegabile, ingiustificato, che il Consiglio federale tenta di mascherare con parole vuote (…). Ci troviamo di fronte a un meccanismo perverso, lo stesso che abbiamo già visto nei mercati energetici: prezzi che corrono senza freni, scollegati da ogni logica, mentre famiglie e cittadini vengono stritolati”.
Quadranti: “Aumento inferiore agli ultimi tre anni”
Di tutt’altro parere il centro politico. In particolare, il capogruppo del PLR Matteo Quadranti rincara: occorre ridurre i costi con riforme coraggiose, dice, invitando anche ad evitare reazioni di pancia, riferendosi chiaramente alle votazioni di domenica. “Sicuramente siamo ancora in alto mare, ma qualche passo deve essere stato fatto nella misura in cui, di fronte a degli aumenti del 10% degli ultimi anni, quest'anno siamo a -2%. Anche il fatto di cominciare a parlare di costi e della loro riduzione e non solo di aumenti. Ciò detto, sicuramente per il ticinese è ancora un anno difficile e noi continuiamo ad auspicare che il popolo abbia un atteggiamento ancora responsabile, non solo per le finanze del Cantone ma perché è solo su questa via che è stata intrapresa che si riuscirà a contenere il continuo aumento dei costi della salute, non solo di tagliare ma perlomeno contenere”.
Comitato doppio ‘No’: “Bisogna intervenire sulle cause”
E a prendere posizione, infine, ieri è stato anche il Comitato per il doppio No, di cui fanno parte, oltre al PLR, anche il Centro, Avanti con Ticino&Lavoro e Verdi liberali. “L’aumento dei premi di cassa malati dimostra che il sistema non funziona più e che bisogna intervenire sulle cause, non sui sintomi. Accettare le due iniziative in votazione significa spostare il problema sulle finanze pubbliche e i cittadini, entrando quindi in una spirale di progressivo e continuo aumento delle imposte a carico di tutte e tutti noi”.

