Cerca e trova immobili
Ticino
"AlpTransit distruggerà l'homo alpinus"
"AlpTransit distruggerà l'homo alpinus"
"AlpTransit distruggerà l'homo alpinus"
Redazione
10 anni fa
Il sociologo Crettaz teme per i miti elvetici, che rischiano di essere spazzati via dalla nuova galleria

Due canne da 57 km di lunghezza, tunnel di servizio e di sicurezza, un sistema hi-tech di comunicazione, treni di ultimissima generazione. Insomma, AlpTransit entra di diritto tra le opere con lo standard tecnologico più avanzato al mondo.

La nuova galleria e le sue innovazioni saranno celebrate in pompa magna il 1° di giugno, proiettando la Svizzera al centro dell’attenzione mondiale proprio per questo enorme balzo avanti tecnologico. Un’occasione unica e alla quale ci si sta preparando febbrilmente, ovviamente non senza qualche polemica...

L’ultima delle quali, a sorpresa, non riguarda inviti, autorità, enogastronomia o figure religiose: il sociologo Bernard Crettaz punta il dito proprio contro la tecnologia.

Intendiamoci, lo studioso vallesano non si auspica il ritorno alle locomotive a vapore oppure alla diligenza del Passo, ma teme per la distruzione dell’antico mito del Gottardo. Un mito che esaltava l’homo alpinus, la resistenza della popolazione elvetica e l’idea di una Svizzera-baluardo alpino. Un mito che, spiega il sociologo in un’intervista rilasciata a RTS, verrebbe spazzato via dalla nuova immagine di tecnologia, rapidità e mobilità legata ad AlpTransit. Ovvero, un mito più urbano e tecnologico.

Quest’opera, polemizza ancora Crettaz, rappresenta una contraddizione tutta svizzera: “Mentre c’è chi vorrebbe una Svizzera-fortezza, contro l’immigrazione, la mondializzazione, AlpTransit dimostra che tutti coloro che sognano una Svizzera chiusa rimarranno presto o tardi delusi”.

Il nuovo mito rischia di essere controproducente per la Svizzera, ed è indipensabile riuscire a conciliare al meglio l’immagine di vecchio e nuovo Gottardo per non spazzare via uno dei due miti elvetici.

Crettaz rabbrividisce all’idea che a svolgere il ruolo di trait d’union tra questi due miti saranno elementi banali e "commerciali" come lo yodel: “Serve qualcuno in grado di creare un’unione tra l’ultra-modernità di una Svizzera aperta e il vecchio mito della resistenza dell’homo alpinus che ha sfidato la natura. Questa resistenza non è certo rappresentata dallo yodel, che ha veramente rotto le scatole. Attualmente ci ritroviamo con un collage mal riuscito tra i due miti”.

Crettaz conclude con l'immagine romantica dell’antica diligenza del San Gottardo che valica il passo alpino, condotta da Adolf Ogi e con Matteo Renzi, Angela Merkel e François Hollande come passeggeri ai quali viene mostrato il volto storico della Svizzera. Briganti inclusi?

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata