
Il primo caso. Sono dell'Est: tre malviventi. Si sono presentati una decina di giorni in un locale a luci rosse ticinese. A quanto pare erano armati. Hanno minacciato gli addetti alla sicurezza del locale. E sono scappati solo quando hanno capito che era stata chamata la polizia.Il secondo caso. Anche qui si tratta di uno straniero. Conosciuto in Ticino per aver fatto il buttafuori in una discoteca del Sottoceneri. E' piombato in postribolo alle due di notte. Ha sfondato una porta. E ha aggredito una ragazza. Mettendole le mani addosso. Il terzo caso. Un albanese è stato aggredito all'esterno di un terzo ritrovo a luci rosse da parte di cittadini rumeni per una questione che molto verosimilmente era legata all'ambiente della prostituzione. Questi tre sono solo alcuni degli ultimi preoccupanti episodi verificatisi in postriboli ticinesi. L'allarme è ormai scattato. Perché come scrivono stamane Giovanni Mariconda ed Emanuele Gagliardi sul Corriere del Ticino "l'ombra del racket sul mondo delle luci rosse ticinesi esce sempre di più allo scoperto e rischia adesso di allungarsi". "All'improvviso - aggiungono i due colleghi - pare dunque di tornare indietro nel tempo quando, una manciata di anni fa, il Ticino, in più di un'occasione, registrò degli attentati ai danni di locali e alberghi che ospitavano prostitute". Tra gli addetti ai lavori c'è preoccupazione. Perché i segnali striscianti parlano chiaro: i protettori si avvicinano sempre più minacciosi nei pressi degli edifici in cui si svolgono attività a luci rosse. Contro i magnaccia c'è chi - tra gli imprenditori a luci rosse ticinesi - ha già rafforzato i sistemi di sorveglianza e chi ha inoltrato denuncia per violazione di domicilio o vie di fatto. Intanto la polizia indaga. Scopo delle inchieste di Teseu, la buoncostume ticinese: "Evitare che su un settore intorno a cui girano interessi milionari e che fino ad oggi era contraddistinto da una gestione in qualche modo nostrana - conclude il CdT - si allunghino le mani di organizzazioni criminali". "E' un problema", conferma a Radio 3i il criminologo Michel Venturelli, che si è occupato della questione sul portale Criminologiaonline.com. "E se non si troverà il sistema di avere una legge in grado di creare un minimo di fiducia tra i proprietari dei postriboli e la polizia - aggiunge - per forza di cose la situazione degenererà in maniera esponenziale. Qui si parla di persone che non hanno niente da perdere. Dunque di persone estremamente pericolose".
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