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Ticino
"Alla Hugo Boss c'è paura"
Redazione
11 anni fa
Enrico Borelli si esprime sulle attuali trattative sindacali. "A destra diamo fastidio? Sarei stupito se non fosse così"

Exten, Ferriere Cattaneo, SMB, ora anche la Hugo Boss... Si moltiplicano in Ticino le situazioni problematiche a seguito dell'abbandono della soglia minima di cambio tra franco ed euro. 

Enrico Borelli, segretario cantonale del sindacato UNIA, ci parla di quanto sta succedendo, dell'utilità degli scioperi, delle lotte sindacali ancora in atto. E risponde agli attacchi della destra.

Com'è la situazione alla Exten? È stato trovato il consulente che possa mediare fra le due parti?

"Sulla Exten preferiamo non rilasciare dichiarazioni, è un momento delicato. Si sta lavorando per identificare i consulenti, con cui poi si faranno determinate analisi. A bocce ferme parleremo, ora è meglio non dire nulla."

C'è il rischio immediato di scioperi in altre ditte? La Hugo Boss, magari?

Le situazioni problematiche sono diverse, non si può sapere se vi saranno braccia incrociate al momento. Abbiamo informazioni su diversi settori professionali, gli attacchi ai diritti dei lavoratori si moltiplicano. Alla Hugo Boss c'è paura, il caso è simile a quello della Exten, con delle firme estorte e un conseguente timore. Il problema è costruire un quadro collettivo, spesso in queste ditte non c'è l'abitudine ad una realtà sindacale. Da Coldrerio ci arriva qualche informazione ma non c'è un vero lavoro sindacale.

Lo sciopero è l'unico mezzo a disposizione di sindacati e lavoratori in questo momento? 

"È uno strumento, un mezzo, non un fine. Il primo obiettivo del sindacato è favorire il dialogo, il problema sovente è come farlo. Lo sciopero, facendo scendere in campo i lavoratori, permette di avere una posizione di forza. Alla SMB, sia chiaro, se non ci fosse stato lo sciopero, i tre lavoratori non sarebbero stati reintegrati. 

Prima di tutto, va fatto un lavoro di socializzazione e collettivizzazione dei vari casi, se ciò basta per lo sviluppo del dialogo tanto meglio, altrimenti serve qualcosa in più. Alcune ditte sono aperte alle discussioni con noi, altre invece no. Mi auguro che quanto successo alla Exten, alla SMB e anche alla Ferrerie Cattaneo, anche se non si è scioperato, abbia dato degli esempi e il coraggio ad altri. Organizzandosi sindacalmente e collettivamente si deve cercare di resistere ad una congiuntura oggi molto complicata."

Gli scioperi nei casi da lei citati si sono rivelati efficaci, che ruolo hanno avuto i media?

"Il risalto mediatico ha permesso di portare a conoscenza delle situazioni. Per la SMB è un discorso diverso poiché il tutto si è svolto in poche ore. Alla Exten tutti i giorni arrivavano decine di persone, lavoratori di altre ditte, a manifestare solidarietà, grazie alla discussione suscitata. I media sono una pressione supplementare oltre alla forza lavoro, può certamente contribuire alla buona riuscita dei casi. I tagli spesso sono decisi dalla sera alla mattina, e i lavoratori si trovano costretti sotto minacce neppure troppo velate. Stiamo vivendo una fase difficile, ma che per contro apre prospettive interessanti, l'unica cosa importante è organizzarsi."

Come venite a conoscenza dei casi critici? Sono i lavoratori stessi a chiedere il vostro intervento?

"Bisogna differenziare le situazioni ove il sindacato è presente da quelle dove non lo è. Dove c'è un'importante presenza sindacale, abbiamo un regolare scambio di informazioni, settimanale se non quotidiano. Per i lavoratori è importante, con riunioni eccetera. Dove invece non siamo presenti e non ci sono iscritti, veniamo a conoscenza dei problemi solo se qualcuno ci informa. A volte, proprio per il timore ad esporsi, le prime segnalazioni ci arrivano in forma anonima."

Da destra siete stati attaccati pesantemente, e definiti come "aziende", cosa ribattete?

"UNIA è il sindacato di riferimento, il più importante in tutti i settori del privato. Per rispetto al suo ruolo e per svolgerlo al meglio, deve dare fastidio, se non facesse sentire il proprio peso non verrebbe preso in considerazione. Siamo un'organizzazione inaggirabile, nel senso che con noi devono discutere. Abbiamo dimostrato di essere molto presenti, e non solo per quanto concerne scioperi e situazioni contrattuali difficili. Eravamo in 10mila a Berna per la manifestazione a favore della parità salariale, abbiamo iniziative politiche, lotte settoriali e siamo anche nella società: per esempio, su temi quali le pensioni, la cassa disoccupazione, la parità appunto, gli orari di apertura dei negozi. UNIA è trasversale, attraverso mobilitazioni e dibattiti pubblici. Adesso siamo anche attivi nell'ambito della qualità della vita e dell'aria, insomma a 360°!

Un'azienda? Rispondo che il sindacato è l'istituzione più democratica che esiste, la punta della democrazia. Ad altri quel che facciamo dà noia. Non sono per nulla stupito che la destra ci attacchi, anzi lo sarei se non lo facesse!"

Signor Borelli, ha citato la manifestazione di Berna. A che punto siamo sulla questione della parità salariale?

"È stato un evento partecipato ed eterogeneo, sono arrivati molti treni speciali e bus. È stata una piacevole sorpresa, il tema comunque tocca tutti. C'erano per esempio le donne contadine, diverse organizzazioni politiche oltre a quelle sindacali, un bello spezzone di società! Posso parlare di una giornata perfettamente riuscita su quello che è un grosso ritardo. Purtroppo il problema non diminusice, anzi aumenta, malgrado la costituzione abbia sancito da ormai vent'anni la parità salariale. Dobbiamo agire in poltica con i dibattiti e nelle aziende, sensibilizzando, e lavorando molto e con più forza. Questa tema va tenuto in considerazione non solo l'8 marzo, e mi piacerebbe un movimento traversale appoggiato dalle salariate come quello di vent'anni fa."

PB

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