
Dando seguito alla richiesta di diversi deputati delle regioni confinanti con il Ticino, che contestavano l'introduzione dell'albo degli artigiani nel nostro Cantone, il ministro italiano degli esteri Paolo Gentiloni si è attivato facendo partire in modo formale due procedure.
La prima, come si legge in un comunicato del Partito democratico (PD), è una nota all'ambasciata italiana a Berna per chiederle di provvedere a notificare al Governo svizzero "le riserve avanzate dall’Italia in merito al provvedimento ticinese e le preoccupazioni di come atteggiamenti di tale natura possano inficiare il quadro delle relazioni tra Italia e Svizzera in un momento complesso".
La seconda è "l’attivazione ufficiale della rappresentanza italiana presso l’Unione Europea affinché agisca nei confronti dei competenti uffici della Commissione Europea al fine di approfondire la questione e stabilire se la recente legge ticinese in materia di artigianato sia o meno lesiva dei trattati bilaterali sottoscritti tra la UE e la Confederazione Elvetica in materia di libera circolazione delle persone e di ostacoli tecnici al commercio."
Sempre nel comunicato del PD si legge che, in base al parere che verrà fornito da Bruxelles, "l'Italia si riserverà successivi ed ulteriori passi."
L'albo degli artigiani, ricordiamo, è entrato in vigore lo scorso 1° febbraio su volontà del consigliere di Stato Claudio Zali, con l'obiettivo di estromettere dal mercato ticinese le ditte poco serie.
“Se qualcuno può dolersi della reciprocità degli accordi bilaterali, oso dire che non sono gli italiani ma siamo semmai noi" aveva poi affermato Zali in risposta alle prime critiche giunte dall'Italia.
Stiamo quindi ora a vedere quale sarà il parere di Bruxelles.
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