
“Un prolungamento delle chiusure oltre il 28 febbraio non è più sostenibile dal punto di vista finanziario né tollerabile dal punto di vista politico. È un vostro dovere preciso dovere intervenire prima che sia troppo tardi”. Lo si legge chiaro e tondo nella lettera inviata oggi al Consiglio di Stato dalle maggiori associazioni economiche ticinesi, tra cui Camera di commercio, Unione professionale svizzera dell’automobile, Hotelleriesuisse, Gastroticino, Disti e imprenditori a titolo privato. Tra i firmatari c’è anche il nome di Carlo Fontana, membro di hotelleriesuisse ticino e direttore dell’hotel Dante di Lugano, che ai colleghi di Teleticino ha spiegato la difficile situazione che sta vivendo in questo momento il settore alberghiero. Gli alberghi non rientrano infatti tra le categorie costrette a chiudere, ma lavorare quando tutto il resto è chiuso diventa difficile.
“Attorno a noi creato il deserto”
“Siamo chiusi dal 2 gennaio e non sappiamo quando riapriremo,” spiega l’imprenditore. “Abbiamo chiuso non per ordine delle autorità, ma è stato creato il deserto attorno a noi. Non c’è più nessuno che si muove. Solo poche strutture sono restate aperte. La scelta di chiudere è stata molto sofferta, ma abbiamo voluto tutelare quel poco che resta della nostra attività. Se entra troppa acqua nella barca, la barca affonda e non potrà più ripartire quando la tempesta cesserà”.
Nessun aiuto
Gli alberghi inoltre non rientrano nei casi di rigore, per cui il settore non riceve aiuti, aggiunge Fontana: “Raggiungere il 40% di perdita della cifra d’affari è un importo altissimo. Credo che poche strutture raggiungano questa perdita. Ma già perdere il 20% della propria cifra d’affari è un peso enorme e difficile da sostenere. La soglia per ricevere gli aiuti dovrebbe essere abbassata”.
Incertezze sul futuro
Nel frattempo ci sono costi da sostenere e c’è grande incertezza per quanto riguarda il futuro. “In questo momento stiamo sostenendo i costi fissi e i contributi sociali. Ma c’è un grande senso di incertezza. Pensavamo di riaprire a inizio marzo, ma con le notizie che stanno arrivando non si può programmare nulla. C’è un senso di impotenza che non sai più come gestire. Il settore inoltre è connesso con altri, noi abbiamo 300 fornitori, è una filiera che è totalmente ferma”. Fontana ha anche pensato di tenere aperto l’albergo, ma non è sostenibile. “Abbiamo fatto tutti i calcoli possibili e immaginabili, ma è insopportabile. La perdita sarebbe pazzesca”.
Servono soluzioni
Per questo l’imprenditore è disposto a cercare e introdurre soluzioni, come test a personale e ospiti, che permettano di poter ripartire. “Se l’economia crolla, non potrà sostenere nessun tipo di sanità e convivenza civile. Il virus non sparirà a breve e bisogna imparare a conviverci. È necessario mettere in campo tutti i meccanismi di controllo sul territorio e di distanziamento sociale”.
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