
Non si placa l'interesse dell'Italia per la situazione che si è venuta a creare in Ticino dopo il voto sull'iniziativa "Prima i nostri". Il quotidiano italiano La Repubblica ha intervistato a proposito uno dei sostenitori dell'iniziativa, il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, che non ha speso parole dolci nei confronti dei suoi omologhi italiani.
"Certi rimproveri mi fanno ridere" ha affermato il parlamentare leghista, riferendosi in particolare al presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. "O non ha capito il problema, oppure non è un leghista" afferma Quadri. "Vorrei vedere se a Como e a Varese, la città di Maroni, arrivassero ogni giorno 62mila frontalieri ticinesi. Altro che referendum. Avrebbero già tirato su un muro".
Per questo motivo Quadri sottolinea di non capire le critiche giunte dall'Italia, soprattutto quelle provenienti dagli esponenti della Lega Nord. "Se fossero nei nostri panni farebbero la stessa cosa" dichiara Quadri. "Il filo conduttore di tutti i leghismi del mondo è tutelare il territorio e i propri lavoratori. Io ho il dovere di dare la priorità a chi risiede qui. Se poi i lavoratori che vengono dall'Italia sono leghisti, pazienza. Capiranno le nostre ragioni".
Insomma, in sostanza, "ognuno fa il leghista in casa sua", ha concluso Quadri.
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