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Federali 2023
"Al Nazionale l'incognita riguarda il seggio di Romano, ma neanche agli Stati ci sono certezze"
Redazione
3 anni fa
Con il politologo Nenad Stojanović abbiamo fatto un'analisi delle elezioni federali di domenica, parlando di partecipazione, candidati e delle incognite che riguardano l'elezione al Consiglio nazionale.

Alle elezioni federali ci separano ancora una manciata di giorni. Domenica sapremo chi verrà eletto alle Camere federali. In vista del 22 ottobre ci sono però una serie di incognite che potrebbero rivelarsi fondamentali per l'occupazione dei seggi, soprattutto per quanto riguarda il Consiglio nazionale. Ne abbiamo parlato con il politologo Nenad Stojanović.

Fino a due giorni fa in Ticino la partecipazione era al 15.4%, un dato leggermente inferiore rispetto al 2019. Le elezioni federali attirano sempre meno elettori, ma ci sono dei motivi specifici per cui i cittadini non sembrano presentarsi con così tanto piacere alle urne?

"Il tema della bassa partecipazione al voto per quanto riguarda le elezioni federali è ben conosciuto. In parte è legato al fatto che in Svizzera non votiamo ogni quattro anni, come succede in altri paesi, ma più volte nell'arco dei 12 mesi. Inoltre questa volta non si è vista la mobilitazione avvenuta nel 2019: pensiamo allo sciopero per il clima, a quello delle donne. Temi che hanno suscitato interesse da parte delle persone. In questo 2023 non abbiamo visto grandi dibattiti di fondi capaci di riaccendere gli animi".

Alcuni ascoltatori ci hanno scritto affermando che il sistema di voto per le federali è complesso. Altri si lamentavano del grande numero di liste e candidati. Questo può spingere qualche elettore a chiedersi "Chi me lo fa fare?" Cosa rispondi a queste obiezioni?

"È un'obiezione che si può fare, soprattutto in Ticino. Nel nostro Cantone il sistema elettorale per le elezioni comunali e cantonali mi sembra più semplice. Per votare il Gran Consiglio si riceve un foglio A3 con tutte le liste e i candidati, così che bisogna solo mettere le crocette. Per la Camera del popolo, invece, c'è un plico con 33 liste, ma esiste anche la possibilità di cancellare alcuni nomi e scriverne altri, anche di partiti differenti. Un sistema che si conosce meno in Ticino e potrebbe spingere alcune persone a non votare".

Per il Consiglio nazionale non si ripresentano Rocco Cattaneo (Plr) e Marco Romano (Centro). Quali sono le incognite per il Ticino?

"Sugli otto seggi destinati al Ticino, l'incognita riguarda quello attualmente occupato da Marco Romano. Il posto potrebbe restare al Centro, ma anche andare al fronte rosso-verde o, più probabile, all'alleanza Lega-Udc. Bisogna ricordare che Il Centro non ha fatto la congiunzione di liste con il Plr, un fattore che mette maggiormente a rischio quella sedia".

Come vedi la corsa agli Stati?

"Non è un mistero che per la sinistra sarà molto difficile recuperare il seggio occupato, fino ad aprile, da Marina Carobbio. Il Centro e il Plr hanno due candidati forti: Fabio Regazzi e Alex Farinelli. Tutte le ipotesi sono quindi aperte. Attualmente penso che Farinelli abbiamo buone possibilità di essere eletto, ma non c'è nulla di sicuro. Non è certa neanche la riconferma del senatore uscente Marco Chiesa, basta ricordare cosa è successo nel 2019 con Filippo Lombardi".

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