
Questa storia potrebbe suscitare una gamma di sentimenti che spazia dall’ilarità al disgusto, dall’incredulità allo scandalo. E facile sarebbe, nel raccontarla, scivolare nella volgarità. Useremo, perciò, uno stile rigorosamente cronistico. E chiameremo liquame – o putridume - ciò che potrebbe in altro modo esser definito. Capita, a volte, che piova oltre misura. Magari per breve tempo, ma con forte intensità. Come in questi giorni. E capita che scarichi e tombini si intasino, dando luogo a fenomeni di straripamento e, di conseguenza, a piccoli o grandi allagamenti. La catena causale é la seguente: nubifragio, intasamento, straripamento. Teatro di tale fenomeno é stato, domenica notte, il piano seminterrato del Palazzo di giustizia di Lugano, sede del Ministero pubblico. A quel piano, i cui soffitti si trovano più o meno all’altezza del piano stradale di via Pretorio, vi sono diversi uffici di magistrati e funzionari. Detto delle cause e del luogo in cui si sono verificate, veniamo ora agli effetti, premettendo che non sono stati affatto gradevoli. IL CESSO SCOPPIATOieri mattina la tazza del gabinetto (di almeno un gabinetto) del piano seminterrato si presentava simile a una fontana, dalla quale sgorgava non acqua sorgiva ma il liquame di cui abbiamo detto in entrata, misto a quegli elementi, organici e inorganici, che possono ragionevolmente sgorgare da un oggetto adibito a quell’uso e che sta in diretta comunicazione con quelle che i romani chiamavano cloache. Lasciamo all’immaginazione dei singoli lettori descrivere lo scenario e le relative sensazioni olfattive. Le acque nere si erano, ovviamente, sparse un po’ ovunque sul pavimento del piano, lambendo le porte degli uffici. I funzionari della Sezione della logistica hanno immediatamente provveduto a telefonare ad una ditta specializzata, la quale ha inviato due addetti a sturare, pulire e asciugare. Ci hanno messo due giorni e ora tutto é tornato lindo e pulito. Anche se il tanfo aleggia ancora in corridoio e negli uffici. Questa notte un deumidificatore lavorerà, ronzando, per assorbire le ultime tracce d’acqua.ACQUA NELL'ARCHIVIOMa non è finita qui. Mentre il gabinetto “scoppiava” al seminterrato, il piano sottostante, dove si trova l’archivio del Ministero pubblico – già balzato alla ribalta per i nidi di ratti -, veniva allagato da infiltrazioni d’acqua, questa volta piovana. Molti dossier giudiziari han così finito per inzupparsi come biscotti nel latte. Si tratta di incartamenti vecchi, a quanto pare, relativi a casi giudicati o prescritti. Ma sempre documenti penali sono. Si narra che in un frangente simile, una sera dello scorso anno dovettero addirittura intervenire i pompieri. Dal che si deduce che il problema non é nuovo e soprattutto che non è ignoto, tanto più che alcuni faldoni recano inequivocabili colonie di muffa bianca, simile a quella che in cantina si forma sui salami. Come non é nuovo e ignoto lo straripamento della fogna dal gabinetto del piano seminterrato. Insomma, qui vi sono, per dirla in gergo giudiziario, chiari indizi di recidiva specifica. Che sia il caso di chiamare un idraulico? Andrebbe bene anche polacco se riuscisse a porre rimedio a una questione che definire endemica é difficile in un’epoca in cui l’ingegno umano progetta e costruisce gallerie sottomarine, e che potrebbe dunque far sorgere legittimi sospetti di incuria, negligenza o, peggio ancora, malcelata indifferenza. [email protected]
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