
Negli ultimi anni, alla parola “media” ne abbiamo sempre affiancata un’altra: “tagli”. A farne le spese è in primo luogo la carta stampata. Oggi il Consiglio degli Stati dirà se vorrà aumentare gli aiuti indiretti alla stampa scritta. Al momento la Confederazione garantisce 30 milioni all’anno per la spedizione postale di giornali locali e regionali e 20 milioni per la distribuzione di titoli di associazioni e fondazioni. Questo “è sicuramente un aiuto, ma noi abbiamo comunque dovuto fare i conti in casa, trovando efficienze in ogni angolo del conto economico”, precisa Alessandro Colombi, CEO del Gruppo CdT. L’iter parlamentare della proposta è ancora lungo. Se anche passasse agli Stati, l’oggetto dovrebbe tornare al Nazionale per le divergenze. La proposta al voto della Camera alta prevede: aumento a 40 milioni del sostegno per la distribuzione dei giornali regionali, introduzione di un aiuto di 25 milioni per la distribuzione dei giornali entro le 6.30 del mattino, ma una riduzione a 10 milioni per la stampa associativa. L’aumento degli aiuti, previsto per sette anni, vuole aiutare gli editori dei giornali nella transizione al digitale. “Occorre dare un tempo necessario affinché i lettori cambino e si abituino, soprattutto le nuove generazioni, a informarsi non sul mercato del ‘free web’, quindi con notizie gratuite o attraverso i social media, bensì pagando per un’informazione”, aggiunge Colombi.
La situazione interna al mercato
Un periodo cuscinetto, quindi, che secondo il direttore de laRegione, Daniel Ritzer, deve servire anche alla politica, poiché la crisi dei media rischia di non esaurirsi in sette anni. “Credo che questo lasso di tempo definito sia necessario anche alla politica per definire quella che potrebbe essere una nuova forma di sostegno ai media”, afferma Ritzer. “Potrebbe inoltre valutare e forse elaborare delle leggi che tengano conto di quella che è oggi la situazione in un mercato in cui le grandi piattaforme dettano parzialmente legge laddove ordinanze non ci sono, usufruendo dei contenuti mediatici senza un riconoscimento alle testate e accaparrandosi tutto quello che è il mercato pubblicitario". Inoltre, una misura che secondo Colombi dovrebbe essere presa, è quella sul diritto d’autore dei giornalisti e come le piattaforme Google, Facebook e Instagram utilizzano questi contenuti “per portare traffico a casa loro e poi lucrare su di esso”.
Le televisioni locali
Non solo carta stampata. Sono tutti i media a essere in difficoltà. Si è da poco conclusa la consultazione attorno a un’iniziativa parlamentare che chiede di aumentare la quota del canone destinata a radio e televisioni locali. Per Colombi si tratta "di qualcosa di essenziale, perché le televisioni regionali, ancora più che le radio, con questa nuova ripartizione del canone sono state svantaggiate. Sono forse il media che sta soffrendo di più nel contesto svizzero". Oggi "ci troviamo nella forchetta 4-6% e siamo sul 6%. Arrivare al 6-8% è assolutamente urgente".
Porta: "Importante dare anche un segnale di vicinanza"
Il presidente ATG Roberto Porta, intervenuto nel corso di Ticinonews, ha parlato, dal canto suo di sostegni importanti non solo a livello finanziario, "ma soprattutto come segnale di vicinanza a un settore che in questi ultimi anni si è ritrovato troppo spesso da solo a confrontarsi con varie difficoltà”. E anche la questione del territorio non deve essere dimenticata. “Del tema della minoranza italofona si parla volentieri il Primo d’agosto, ma in seguito si tende a dimenticarsene un po’". La stampa, invece, "è un veicolo importante anche della lingua italiana dentro il paese, perché giornali, radio e televisioni arrivano oltre Gottardo, diffondendo la cultura e la lingua italiana in Svizzera. Questo elemento andrebbe sottolineato più spesso”.
Tocca alla politica
Come detto, la palla passa oggi alla politica. A tal proposito, Porta ha voluto esprimere un'ultima considerazione: “Sorprende un po’ vedere dei deputati ticinesi che sono a Berna per tagliare posti di lavoro in Ticino. Forse anche questo aspetto andrebbe tematizzato: come mai abbiamo mandato dei politici ticinesi che, su questo punto, vogliono distruggere dei posti di lavoro?”
L'intervento completo di Roberto Porta a Ticinonews:

