
Un po' in ritardo rispetto ai suoi omologhi, anche l'ottavo consigliere federale è giunto settimana scorsa in Ticino per tastare di persona i problemi che affliggono il nostro Cantone, ossia il crescente afflusso di frontalieri, le preoccupazioni della popolazione sulla sicurezza ed il massiccio arrivo di rifugiati.
La visita, come vi abbiamo riferito, si è tenuta giovedì scorso, con inizio alle 6 del mattino al valico doganale del Gaggiolo.
L'ottavo consigliere federale, il 40enne lucernese Roland Mahler, eletto dai lettori del Blick ed in carica per un mese, è stato accompagnato dal consigliere di Stato Norman Gobbi.
Con lui si è lungamente intrattenuto sui problemi del Ticino, così come con il sostituto comandante delle Guardie di confine, Fabio Ghielmini.
Oggi il Blick pubblica il reportage frutto di quella visita, titolando: "Richiesta d'aiuto dal Ticino".
L'ottavo consigliere federale, interpellato in merito alle sue impressioni, afferma che "molti svizzero-tedeschi conoscono il Ticino soprattutto sotto il suo aspetto più bello", ossia quello legato alle vacanze. "Ma non possiamo chiudere gli occhi davanti a questi problemi di immigrazione."
Per risolvere il problema dei frontalieri, Mahler propone di toccare il portafogli. "I datori di lavoro dovrebbero pagare una tassa per ogni dipendente straniero, oppure i ticinesi dovrebbero aumentare le imposte alla fonte."
L'ottavo consigliere federale, che dirige il Dipartimento del popolo, aggiunge di ritenere importante che Berna non si limiti ad ascoltare la richiesta d'aiuto che giunge dal Ticino, ma che intervenga consentendo delle eccezioni e fornendo aiuto. "Questo è urgentemente necessario!" ha esclamato Mahler.
Dal canto suo Gobbi, nel reportage, illustra in lungo e in largo quali sono le problematiche più calde in Ticino. Sperando che per il tramite dell'ottavo consigliere federale, queste possano giungere alle orecchie dei lettori del Blick, tra i quali vi sono certamente molti politici influenti.
"Ogni giorno 62'500 italiani vengono a lavorare in Ticino" spiega Gobbi al Blick. "Sono più numerosi dei tedeschi che entrano quotidianamente in Svizzera tedesca."
Il direttore delle Istituzioni aggiunge che questi frontalieri spendono poco o nulla nel nostro Cantone. "Persino il pranzo se lo portano da casa."
Gobbi espone poi la sua soluzione, ossia aumentare l'imposta alla fonte dal 72 al 100 per cento e intensificare i controlli. "Inoltre è assolutamente necessario reintrodurre i contingenti per gli stranieri, in modo da ridurre il numero di frontalieri alla metà."
Il sostituto comandante delle Guardie di confine parla poi dei problemi legati alle razzie compiute da bande straniere e del massiccio afflusso di rifugiati riscontrato negli ultimi tempi. "Tre quarti di loro arrivano in treno, gli altri in auto. Sanno benissimo che molti valichi non sono più sorvegliati..."
Infine la parola torna a Norman Gobbi, che dice di vedere nero, nel caso Berna non dovesse intervenire al più presto. "Noi in Ticino siamo i guardiani della porta della Svizzera. Se andiamo avanti così, non saremo più in grado di fronteggiare l'afflusso di rifugiati."
Gobbi conclude con un avvertimento: "In Ticino sorgeranno presto tensioni sociali."
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