
La Cop30 ha preso il via in uno dei luoghi simbolo del cambiamento climatico in atto: l’Amazzonia, la grande foresta pluviale che ha subìto una forte deforestazione. A 10 anni dagli Accordi di Parigi, le grandi potenze della terra sono alla ricerca di soluzioni per scongiurare i rischi climatici. “Ci troviamo già nel bel mezzo del cambiamento e purtroppo siamo un po’ in ritardo, questo è sicuro”, commenta a Ticinonews Susanna Petrone, responsabile comunicazione del WWF Svizzera. “Dieci anni fa, a Parigi, praticamente il mondo intero si è impegnato a limitare il riscaldamento a 1.5 gradi. Ebbene, oggi siamo a 1.4 e si stima che al 2100 arriveremo a 2.8 gradi se non si farà nulla”.
Gli aspetti positivi
Vi sono però anche delle buone notizie. “Negli ultimi anni abbiamo visto una crescita enorme delle energie rinnovabili", annota Petrone. Nel 2024, "il 90% della nuova capacità elettrica installata nel mondo è venuta dal solare e dall’eolico. Ciò dimostra che siamo sì all’interno di un cambiamento climatico ma, allo stesso tempo, vi è anche un rapido avanzamento tecnologico. E la Cop30 dovrà accelerare proprio questa transizione”.
Dove intervenire
In concreto, si tratta di agire in tre ambiti. “Anzitutto, occorre che i piani climatici nazionali siano ancora più ambiziosi, per accelerare l’uscita dal fossile”. In secondo luogo, vi sono finanziamenti per aiutare i Paesi più poveri nella transizione “e qui la Svizzera, per quanto piccola, dovrebbe contribuire con almeno 3 miliardi di dollari. Disponendo di una piazza finanziaria molto potente, la Confederazione può fare la differenza”. Il terzo e ultimo punto “concerne ovviamente la transizione giusta”, conclude Petrone.

