
Secono l'AITI potrebbero essere centinaia i posti di lavoro a rischio. La denuncia arriva direttamente dall’associazione industrie ticinesi, dopo i dati resi noti dall’ufficio cantonale di statistica. Dati alla mano si scopre che l’industria manufatturiera ticinese marcia quasi sul posto. E non solo le aziende, e forse qui sta la sorpresa, che esportano all’estero. No, neppure chi produce per il mercato interno se la passa tanto bene. Va peggio poi a chi è attivo prevalentemente sui mercati esteri e tutti i giorni è confrontato con il superfranco: si conferma insomma il rallentamento congiunturale registrato già l’anno passato. ll futuro non è roseo.C’è poi chi è attivo su tutti e due i mercati, sia interno che esterno. Come la Plastex finita solo poche settimane sotto il fuoco incrociato dei sindacati. L’azienda attiva nella produzione di semilavorati plastici pagava ai propri dipendenti salari in euro. Ma non con il cambio fissato dalla banca nazionale svizzera: cioè 1.20. Dopo aver disdetto il contratto collettivo applicava un cambio di 1.42. Secondo l'AITI "Laddove si rendono necessari sacrifici temporanei essi devono essere improntati al maggiore equilibrio possibili".CR
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