Cerca e trova immobili
Ticino
Airolo: tragica fatalità, causata dall'imprudenza
Redazione
15 anni fa
Questa al momento l'ipotesi più verosimile per spiegare l'infortunio costato la vita domenica ad un bimbo sulle piste di Airolo Pesciüm

Erano le 11.30. Stava scendendo con il papà da una pista nera ad Airolo Pesciüm. Ma è caduto ed è scivolato per diverse decine di metri ed è finito violentemente contro un muro di neve. Aveva il casco. Ma il bimbo - Mattia Bianchi, 10 anni di Cantello in provincia di Varese, poco distante del canfine - ha comunque perso la vita.Soccorsi inutiliI soccorsi sono scattati tempestivamente. Sul posto, a bordo di un elicottero della Rega, è giunto un medico. Che non ha però potuto evitare il peggio. Il decesso del bambino, sotto gli occhi del padre, è avvenuto circa un’ora più tardi. Inchiesta apertaLa Scientifica ha fatto i rilevamenti necessari a delineare la dinamica della caduta. La procura ha aperto un'inchiesta, affidata alla pp Margherita Lanzillo, che potrebbe disporre un'autopsia sul corpo del piccolo. Per farlo aspetta però di leggere il rapporto del medico legale.Tragica fatalità, causata dall'imprudenza Nel frattempo sembrano chiarirsi le cause della caduta. Secondo un testimone sia il padre che il figlio non avrebbero avuto le capacità tecniche necessarie ad affrontare una pista nera. La tragedia sarebbe insomma stata causata dall'imprudenza.La Valbianca: pista "regolarmente preparata e demarcata" Sull'incidente ha preso posizione ieri sera anche la Valbianca SA, la società che gestisce gli impianti di Airolo Pesciüm. "Si tratta di una pista nera, pertanto adatta a sciatori esperti ed era regolarmente preparata e demarcata. Alla partenza della seggiovia vi è un cartello indicante che il settore servito da quell’impianto vi sono solo piste nere. L’incidente è avvenuto sulla pista e non durante una discesa fuoripista. La Valbianca SA esprime tutto il suo cordoglio ai famigliari e sottolinea la volontà di garantire la massima disponibilità nei confronti delle autorità inquirenti, alfine di poter definire in tempi brevi l’esatta dinamica dell’accaduto". Mattia: il ricordo di un suo ex allenatore"Mattia - lo ricorda un collega di Radio 3i, suo ex allenatore in una squadra di basket giovanile - era unico. Unico come può essere qualsiasi bambino di 10 anni. Era uno di quelli che nelle foto di gruppo non lo vedevi in primo piano, ma di lato, quasi nascosto. Non perché fosse timido, anzi, ma perché lui era uno di quelli che non voleva mettersi in mostra. Aveva dieci anni Mattia. Durante gli allenamenti era uno di quelli che prendevi come esempio quando dovevi sgridare i compagni. “Guardate Mattia – dicevo – lui ascolta in silenzio, non fa casino come voi, perché non riuscite a stare 5 minuti come lui?”. Era uno di quelli che durante le partite facevano il lavoro sporco, non ti faceva tanti punti o canestri, ma correva, avanti e indietro senza fermarsi. Era uno di quelli che alla fine, sia che si perdeva sia che si vinceva, sapevi che aveva dato tutto. Era uno di quelli che se gli dicevi: "Fai questa cosa così", state sicuri che la faceva. Era uno di quelli che convocavo sempre perché sapevo di poter contare su di lui. Ricordo una volta, alla fine di una partita, guardando il referto di gara, era risultato quello che aveva fatto più punti. Allora mi sono avvicinato e gli ho detto: “ Matti hai fatto più punti di tutti oggi!" Lui mi ha sorriso ma non ha detto niente, sembrava che quasi si vergognasse. Poi nei giorni successivi il suo papà mi disse di quanto era invece contento di quei 18 punti. Ma a me non aveva detto niente. Mattia era così. Non si esaltava per le vittorie personali. Da quel giorno tra di noi era partita una specie di sfida. “Dai Matti – gli dicevo – vediamo se riusciremo mai a batterlo questo record!" E così partita dopo partita alla ricerca di quel record. Ma niente. Però lui correva avanti e indietro per quel campo. E sono sicuro che l’ultimo dei suoi pensieri era battere il record. Perché lui era così. Lui pensava alla squa

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata