
“AIL-Alpiq: vogliamo vederci chiaro!” L’appello targato UDC, in quel di Lugano, sarà messo nero su bianco: in un atto parlamentare all’indirizzo dell’uscente Municipio di Lugano. A preoccupare il partito sono le condizioni di salute del colosso che produce e commercia energia. O meglio: il considerevole numero di azioni Alpiq che le aziende industriali di Lugano possiedono. Per capire perché occorre fare qualche passo a ritroso: torniamo al 2006, quando le aziende industriali di Lugano acquistano le famose azioni. Ne comprano un pacchetto considerevole: 577 mila. Un buon affare, si diceva ai tempi. E fin qui tutto bene. Non fosse che nel 2011 le cose per Alpiq si mettono male. Per capire quanto basta un’occhiata ai bilanci: 1,34 miliardi di franchi di perdite. L’anno seguente la situazione non migliora. Nel 2012 la perdita è di oltre un miliardo di franchi. Cifre rese note dalla stessa Alpiq il 12 marzo di quest’anno. Va da sé che anche le azioni Alpiq perdono valore. Se prima per ogni azione servivano 182 franchi, ora ne bastano 113. Morale della favola: le AIL nei primi mesi del 2013 a bilancio registrano una perdita di 14 milioni di franchi. E non è tutto, Alpiq ha annunciato che dovrà contrarre un prestito obbligato presso gli azionisti: si parla di quasi un miliardo di franchi. Le AIL dovranno partecipare? Una domanda già posta al Municipio dal consigliere comunale socialista Raoul Ghisletta, ma la sua interrogazione, al momento, rimane ancora senza risposta. Ma i problemi per Lugano potrebbero non finire qui. Perché per chi se lo fosse dimenticato, le AIL ogni anno portano nelle casse della città, azionista unico, somme considerevoli. Nel 2012, tanto per fare un esempio 5 milioni di franchi. 5 milioni che nel preventivo hanno fatto la differenza. Così se quest’anno nella battaglia tra chi vorrebbe aumentare il moltiplicatore di 3 punti e chi invece si oppone, sembrano in vantaggio questi ultimi, l’anno prossimo la faccenda potrebbe andare diversamente. Per il momento un’unica certezza: questi sono grattacapi che toccherà al futuro municipio risolvere, a partire dall’atto parlamentare targato UDC.
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