
Il Consiglio di Stato non intende fare in modo che i sindaci e i vicesindaci abbiano il diritto di celebrare non solo i matrimoni, ma anche le unioni domestiche registrate, attualmente di pertinenza dell'ufficiale dello Stato civile.
La proposta era giunta dai deputati dei Verdi Michela Delcò Petralli, Claudia Crivelli Barella e Francesco Maggi, i quali nel marzo scorso avevano presentato una mozione per chiedere al Governo cantonale di intervenire presso l'amministrazione federale affinché i membri degli esecutivi comunali potessero celebrare non solo i matrimoni ma anche le unioni domestiche registrate.
Secondo Delcò Petralli e cofirmatari la situazione attuale presenta "una significativa differenza di trattamento" da sanare.
"Nel nostro Cantone, molte coppie hanno deciso di essere vincolate da una unione domestica registrata, ma purtroppo sono state confrontate all'impossibilità di vedere il proprio matrimonio celebrato da un membro dell’esecutivo comunale" scrivevano i mozionanti. "Questo deve cambiare ed è un cambiamento che sollecitano anche molti sindaci e vicesindaci."
Il Consiglio di Stato, nel suo messaggio pubblicato mercoledì, sottolinea però che "dal profilo giuridico formale, la celebrazione del matrimonio e la registrazione dell’unione domestica non sono esattamente coincidenti."
"Il matrimonio è giuridicamente costituito con le vicendevoli risposte affermative date dagli sposi all’ufficiale dello stato civile celebrante, il quale è assistito da 2 testimoni maggiorenni e capaci di discernimento" scrive il Consiglio di Stato. "L’unione domestica è invece costituita con la sottoscrizione della dichiarazione dei partner, mediante la quale essi esprimono la volontà di costituire un’unione domestica registrata. Il certificato dell’unione va firmato dai partner e dall’ufficiale uno actu e quest’ultimo provvede successivamente alla sua documentazione nel registro."
Il Governo spiega poi che in Ticino le unioni domestiche registrate sono una ventina all'anno. "Di queste coppie, circa la metà procede alla sottoscrizione della dichiarazione immediatamente dopo la conclusione della procedura preliminare, direttamente presso l’ufficio dello stato civile e senza alcuna cerimonia" scrive il Consiglio di Stato. "È quindi una decina il numero di unioni domestiche registrate che assumono una connotazione simile a quella delle celebrazioni matrimoniali. Non risulta che nel nostro Cantone siano mai state avanzate richieste particolari circa celebranti straordinari o luoghi particolarmente discosti, solitamente serviti dai celebranti straordinari, o che siano state fatte rimarcare disparità di trattamento rispetto alle coppie eterosessuali."
Secondo il Governo, introdurre un’eccezione in Ticino, per pochissimi casi, "creerebbe una situazione squilibrata nel rapporto circa le esigenze di formazione degli ufficiali straordinari da una parte, rispettivamente di assistenza e vigilanza delle autorità di stato civile costituite dall’altra."
In conclusione, il Consiglio di Stato non ritiene opportuno intervenire presso l’autorità federale in modo da modificare l’Ordinanza sullo stato civile (OSC), in specie per consentire ai membri degli esecutivi comunali il diritto di celebrare non solo i matrimoni, ma anche di concludere le unioni domestiche registrate. "Un simile intervento potrebbe addirittura mettere in discussione l’attuale deroga per la celebrazione dei matrimoni da parte dei sindaci e vicesindaci, che risulta prerogativa di soli due Cantoni in Svizzera" conclude il Governo.
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