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Ticino
Aggredita dal marito, dovrà lasciare il Ticino
Aggredita dal marito, dovrà lasciare il Ticino
Aggredita dal marito, dovrà lasciare il Ticino
Redazione
9 anni fa
Il TF ha respinto il ricorso di una cittadina croata il cui marito era stato condannato per vie di fatto su di lei

Niente da fare per una cittadina croata a cui tre anni fa la Sezione della popolazione del Dipartimento di istituzioni aveva rifiutato il rinnovo del permesso di dimora, intimandole di lasciare la Svizzera. Dopo aver inutilmente ricorso contro tale decisione sia al Consiglio di Stato sia al Tribunale amministrativo del Cantone Ticino la donna, patrocinata dall’avvocato Brenno Martignoni, si era rivolta in ultima istanza al Tribunale federale, che ha però dato ragione alle autorità ticinesi.

La ricorrente, che aveva risieduto una prima volta nel nostro Paese tra il 1990 e il 2000, era rientrata in Svizzera nel maggio del 2012 per ricongiungersi con il marito, cittadino bosniaco titolare di un permesso di domicilio. A seguito del matrimonio aveva ottenuto un permesso di dimora annuale, rinnovatole un'ultima volta fino al 25 maggio 2014.

Con decreto d'accusa del 30 giugno 2014 il Procuratore pubblico aveva riconosciuto l’uomo colpevole di vie di fatto nei confronti della moglie, constatando come, in occasione di un litigio avvenuto il mese prima, avesse preso la coniuge per le orecchie, tirandole i capelli e causandole delle percosse.

Sentita il 4 luglio 2014 dalla Polizia cantonale riguardo alla situazione coniugale, la donna aveva dichiarato di aver cessato la vita in comune il giorno dell’aggressione e aggiunto di aver sposato il marito per ottenere un permesso di dimora, per amore e per poter lavorare. Interrogato a sua volta, quest’ultimo aveva confermato la cessazione della comunione domestica, riconducendo tale fatto a una relazione extra coniugale della moglie, e aveva indicato di avere chiesto il divorzio in Bosnia.

Preso atto della situazione descritta, il 5 dicembre 2014 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino le aveva negato il rinnovo del permesso di dimora, assegnandole un termine per lasciare la Svizzera. 

Come detto, il Tribunale federale ha concordato con le autorità cantonali ritenendo che, nella fattispecie, le condizioni per riconoscere il diritto alla permanenza in Svizzera della donna non siano date: né a causa delle violenze subite dal coniuge, né perché la reintegrazione nel Paese di origine sarebbe fortemente compromessa

“Pur avendo umana comprensione per la situazione dell'insorgente, entrambe queste conclusioni devono essere in sostanza condivise. Non è stato nemmeno accertato un "reiterato clima di vita coniugale degenerato e insano" oppure "gravi violenze psichiche". “Anche l'indicazione secondo cui, oltre a tirarle orecchie e capelli, il marito della ricorrente le avrebbe sferrato due pugni, si basa d'altra parte sulle sole affermazioni rese dalla stessa al medico e non su puntuali accertamenti da parte di quest'ultimo o del Procuratore pubblico”.

Per questi motivi i giudici losannesi hanno respinto il ricorso della donna, ponendo a suo carico anche le spese giudiziarie pari a 2'000 franchi.

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