
Otto anni da scontare e l’internamento, per tutelare il bene della collettività. È la pena inflitta oggi dalle Criminali di Lugano al 53enne ticinese in aula per aver aggredito una guardia carceraria alla Stampa, lo scorso giugno. Stava già scontando una condanna per tentato omicidio.
Un paziente incurabile, che la schizofrenia rende imprevedibile ed estremamente pericoloso. È il quadro clinico stilato da tre diversi psichiatri del 53enne ticinese condannato oggi dalla Corte delle Assise criminali di Lugano, presieduta dal giudice Mauro Ermani, a otto anni da scontare e all’internamento per tentato assassinio. L’uomo, come noto, aveva colpito una guardia carceraria della Stampa alle spalle, con un paio di forbici, mentre si trovava in infermeria per un trattamento psichiatrico. Era in carcere per scontare una condanna a sei anni per tentato omicidio, che si era guadagnato nel 2015 quando aveva cercato di uccidere il medico che gli stava somministrando una cura simile.
Ed è proprio questo il nodo: l’imputato – reo confesso – è contrario a qualunque tipo di terapia e si dice pronto a uccidere, in futuro, chiunque dovesse cercare di curarlo con farmaci psichiatrici. “Quando uscirò farò come Erminio Criscione” ha dichiarato senza mezzi termini ricordando l’autore della Strage di Rivera del ’92. “Se quel giorno, in carcere, non avessi trovato le forbici – ha proseguito – mi sarei procurato un pezzo di vetro. Volevo uccidere chi tentava di uccidere me con i farmaci. Non vedevo l’ora di farlo”.
“La sua colpa è estremamente grave - ha spiegato il giudice Ermani - perché commessa per futili motovi, a scopi egoistici e in modo premeditato”
Un tema ricorrente, durante il processo odierno, è stato quello della mancanza, in Ticino, di strutture adeguate ad accogliere detenuti con simili patologie psichiatriche. Un tema sollevato, in mattinata, anche dal procuratore pubblico Arturo Garzoni, che aveva proposto, per l’imputato, una condanna a 10 anni di reclusione per tentato assassinio, seguita da un internamento ordinario. La misura più severa contemplata dal codice penale svizzero.
“Ma dove fargliela scontare?” si è chiesto durante la sua requisitoria, aggiungendo: “Mancano luoghi in cui internare soggetti simili, perversi e privi di scrupoli, instabili e, anche per questo, pericolosi per la collettività. Lo Stato ha avuto pazienza con lui” ha concluso. “Ora la pazienza è finita: è arrivata l’ora di neutralizzarlo”. Da parte sua, l’avvocato difensore Francesca Nicora si era battuta per una derubricazione del reato, ipotizzando quello di lesioni semplici e chiedendo una pena adeguata.
Tutti i dettagli nel servizio di TeleTicino delle 18.45
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

