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Ticino
AET si separa da Reto Brunett
Redazione
17 anni fa
Scossa ad alta tensione all’Azienda elettrica ticinese. I motivi ufficiali parlano di una rottura del rapporto di fiducia tra l’AET e il suo dirigente

È una scossa ad alta, ad altissima tensione. Reto Brunett, direttore dell’Azienda elettrica ticinese, lascia la carica. Non si parla di licenziamento ma di una separazione presa di comune accordo e, pare, con effetto immediato. I motivi ufficiali indicano una rottura del rapporto di fiducia tra l’AET e il suo dirigente. La decisione é stata presa oggi nel corso di un consiglio d’amministrazione straordinario. Brunett era stato nominato alla testa dell’AET due anni fa, in sostituzione di Paolo Rossi. Preso atto che il rapporto di fiducia reciproca è venuto a mancare – si legge nella stringata nota stampa dell’AET – il Consiglio d’amministrazione ha convenuto con il direttore la rescissione del rapporto di lavoro. Questo è dovuto a visioni divergenti sulle modalità gestionali. Insomma, difficile capire cosa sia successo esattamente per portare a una decisione tanto drastica e clamorosa. Di sicuro le voci di una certa insoddisfazione per l’operato di Brunett circolavano da tempo negli ambienti bene informati. Tuttavia la decisione odierna resta un fulmine a ciel sereno. I dissidi tra il direttore e gli amministratori sono probabilmente aumentati nelle ultime settimane portando all’accelerazione di queste ore. Il Consiglio di Amministrazione ha deciso di affidare la Direzione ad interim agli attuali vicedirettori, Roberto Pronini e Claudio Nauer. Immediata la reazione dei Verdi. Si tratta – scrive in una nota Sergio Savoia - del più amaro dei “noi l’avevamo detto”. Solo pochi mesi fa chiedevamo ad alta voce le dimissioni dei vertici dell’azienda rei di comportarsi come se l’AET fosse una loro proprietà personale e non un bene comune dei ticinesi. Le notizie e le voci di oggi spiegano fino a che punto quell’impostazione personalistica sia giunta. I Verdi ribadiscono la necessità di un azzeramento dei vertici dell’azienda; e pretendono una pulizia completa del Consiglio d’amministrazione per permettere finalmente alle forze politiche, parlamento e governo in primis, una vigilanza degna di questo nome. Dopo tutto il can can fatto intorno al rapporto KPMG, ecco che i veri nodi vengono al pettine.

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