
È un documento di 12 pagine datato 10 ottobre 2008. E in copertina porta la firma di tre consulenti della KPMG. E di tre rappresentanti di AET: il direttore Reto Brunett, il legale dell’azienda Luca Bernasconi, e la responsabile della gestione dei rischi, che era appena stata assunta. È la sintesi del primo rapporto KPMG, quello presentato nel maggio 2008. Quando i consiglieri d’amministrazione lessero le 12 pagine di sintesi fecero un salto sulla sedia. Quel documento demoliva l’AET, elencando gravi carenze su tutta la linea: organizzazione, processi e strategia. Ai consiglieri d’amministrazione i conti non tornavano: il quadro descritto strideva con i bilanci dell’AET, che tra il ‘98 e il 2007 aveva riversato mediamente 15 milioni annui nelle casse del Cantone. Quasi il quadruplo dei contributi del decennio precedente. Nel documento si segnala: “l’assenza di un processo di gestione dei rischi, una gestione della documentazione insufficiente, una organizzazione societaria inadeguata alle dimensioni di AET, l’assenza di un sistema di controllo interno, l’assenza di una strategia, di un piano degli investimenti e della gestione dei progetti, ammortamenti troppo bassi e assenza di un piano della liquidità”. Insomma, l’immagine di un’azienda totalmente fuori controllo. Pochi giorni dopo, il 31 ottobre, la KPMG si propose ad AET in qualità di consulente preferenziale. Il mandato, si legge nell’offerta, consiste nel consigliare AET in merito ad aspetti legali generali, corporate governance, esame di problematiche legate allla legge sull’energia e aspetti fiscali. Ma torniamo al rapporto del 10 ottobre. Brunett propose al consiglio di amministrazione di approvarlo, così da poterlo inviare al Governo. Il consiglio però lo congelò, chiedendo di rivederne contenuti e conclusioni. Nacque così un nuovo documento che in dicembre fu inviato al Consiglio di Stato. La maggior parte delle critiche mosse alla gestione Rossi-Dell’Ambrogio si sciolsero come neve al sole. Restava però la questione di alcune società partecipate.Nel giugno 2008 il consiglio d’amministrazione decise di chiedere alla KPMG di approfondire eventuali aspetti penali sulle partecipate. Ma pochi mesi dopo Giuliano Bignasca consegnò il primo rapporto KPMG al Ministero pubblico. A fine febbraio 2009 il procuratore generale Bruno Balestra firmò un non luogo a procedere nei confronti di Paolo Rossi, dopo aver analizzato anche la questione delle partecipate. E pochi giorni dopo, sorprendendo tutti, la KPMG fece pervenire all’AET un secondo rapporto, quello che abbiamo pubblicato ieri. Un’analisi dettagliata sulle partecipate. pri/emmebi
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