
Il 2022 è stato un Annus horribilis per l’Azienda elettrica ticinese (AET), chiuso con una perdita di esercizio di 56 milioni di franchi. Un risultato dovuto al crollo di oltre il 40% della produzione di energia idroelettrica causato dalla siccità. Abbiamo chiesto al presidente Giovanni Leonardi una lettura della situazione attuale, così come di quello che ci aspetta in futuro.
Le cause
“Le precipitazioni nevose rappresentano la riserva idrica per l'anno seguente, ma sono ai minimi storici. Le nevicate, soprattutto in alta Vallemaggia e in Val di Blenio, sono la metà della media pluriennale. Questo significa che allo scioglimento della neve non riusciremo a riempire d'acqua i bacini. La pioggia arrivata nelle ultime settimane ha fatto bene alla natura, ma per normalizzare la situazione e riempire i bacini situati in alta quota serve più acqua".
Come sta scongiurando la penuria energetica AET?
"Ci muoviamo come abbiamo sempre fatto. L'Azienda elettrica ticinese non ha energia sufficiente per rifornire tutti i clienti, ha sempre dovuto acquistare sui mercati all'ingrosso. Ora dobbiamo gestire gli acquisti a corto, medio e lungo termine sperando che i prezzi non raggiungano i livello dello scorso anno. È questa l'incognita più grande. È una situazione difficile da gestire perché non vogliamo toccare i contratti in essere stipulati sul medio-lungo termine con i distributori. Non vogliamo riversare i nostri problemi, o compensare le perdite, attraverso i distributori aumentando le tariffe dell'energia sul consumatore finale".
Dunque non ci saranno rincari?
"Possiamo unicamente onorare i contratti in essere con i distributori, questi non verranno toccati. Esistono varianti e fluttuazioni che si compensano con formule particolari, ma queste non stravolgono le tariffe dell'energia. Va poi detto che ogni distributore ha la propria strategia d'acquisto: centrali proprie, contratti con AET o con altri fornitori. A determinare le tariffe future sarà la gestione del distributore, ma questo è un fattore che non possiamo influenzare".
L'idroelettrico è il presente, sarà anche il futuro dell'energia?
"Dovrà restare e secondo me resterà. Avremo degli spostamenti tra inverno ed estate, ma tutto dipende unicamente dai quantitativi di precipitazioni. Il 2022 è stato un anno particolare, molto asciutto. Da dieci anni non capitava una situazione simile".
Continueranno le campagne di sensibilizzazione per ridurre i consumi?
"Dal nostro punto di vista sì. La bella notizia è che il clima mite di questo inverno ha permesso di mantenere un buon livello di stock per quanto riguarda il gas, specialmente in Germania. Sappiamo che questa sostanza è la riserva energetica invernale. In questo momento le riserve sono a livelli normali, ovvero nella media pluriennale registrata negli ultimi anni. Tutto dipenderà da cosa accadrà quest'estate, rispettivamente verso i mesi più freddi e se il gas riuscirà ad arrivare via nave o tramite i canali usuali. La grande e più importante incognita è il freddo perché questo andrebbe a incidere sui consumi energetici".

