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Ticino
AET: il contrattacco di Brunett
Redazione
14 anni fa
Oggi Brunett e i suoi avvocati hanno cercato di smontare le accuse, con tanto di controperizie. La sentenza al più tardi giovedì

Per capire che era uno dei processi più attesi è bastato osservare la quantità di giornalisti e pubblico in aula. Per intuire che sarebbe stato un processo senza esclusione di colpi sono bastati pochi minuti dal suono della campanella. Reto Brunett, ex direttore dell'Azienda elettrica ticinese, è arrivato a Palazzo di Giustizia accompagnato da un'agguerrita squadra di avvocati da Zurigo. Di fronte alla Corte delle assise criminali deve rispondere di infedeltà nella gestione pubblica e corruzione passiva subordinatamente truffa, una vicenda che per mesi sollevò un polverone mediatico. Accanto a lui Roland Zimmerli, l'imprenditore suo amico con l'accusa di complicità nell'infedeltà della gestione pubblica e corruzione attiva. Il processo è iniziato con un excursus della vita degli imputati dal primo incontro negli anni 90, alla nascita di un'amicizia alimentata dalla passione per il golf. Poi l'arrivo di Brunett in Ticino fino alla guida di AET. Tutto bene fino allo scandalo. In agosto 2009 il CDA dell'azienda silurò Brunett perchè avrebbe favorito l'acquisto della ZET, società di consulenza tecnica in ambito energetico, da parte di AET per 4 milioni e 600mila franchi. Un prezzo gonfiato ed eccessivo, secondo l'accusa patrocinata dal procuratore generale John Noseda. Accuse respinte dall'imputato. In estrema sintesi, il bandolo della matassa è uno, e uno solo. Quanto valeva questa ZET? Secondo il suo proprietario, Zimmerli almeno 5 milioni. Secondo il perito dell'accusa, il professor Nosetti che oggi ha parlato in aula, 560 mila franchi nell'ipotesi di non acquisizione di AET. 3,8 milioni invece nell'ipotesi di integrazione con AET. Secondo la controperizia ordinata dalla difesa invece il prezzo pattuito di 4 milioni e 6 era giusto e ragionevole. Ma i nodi da sciogliere ancora sono molti. Per esempio: perché Brunett firmò il contratto di acquisizione della ZET due giorni prima dell'approvazione del messaggio da parte del CdA? Come mai tanta fretta? "Volevo finire le trattative e basta" ha spiegato l'imputato in aula. Ma c'è un altro aspetto su cui oggi il giudice Claudio Zali ha insistito: la villa di Minusio che proprio nel periodo della transazione, Brunett aveva deciso di acquistare. Una delle ipotesi, ancora tutta da verificare, è questa: Zimmerli doveva mezzo milione a Brunett. Brunett che aveva bisogno di soldi per pagare la casa, avrebbe spinto AET a comprare la ZET, l'azienda di Zimmerli, per fare in modo che l'amico avesse la liquidità per restituirgli il prestito. Ma Brunett in aula si è difeso: "Non mi servivano quei soldi. Per pagare la villa avevo altre risorse". Dal canto suo l'imputato si è difeso lanciando sassate pesanti, accusando due ex membri del CdA di minacce, di aver pilotato il fallimento della ZET frenando il pagamento delle fatture e di aver già subito una sorta di condanna popolare: "La stampa ticinese in questi anni mi ha martellato, mi ha rovinato la vita, con loro non parlerò più" ha detto a denti stretti. La parola domattina all'accusa, la sentenza in serata o al più tardi giovedì.

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