
Ha svuotato i cassetti. Ha preso le sue cose e ha riconsegnato le chiavi. Mentre al consulente legale Luca Bernasconi, l’Azienda ha chiesto di prolungare le vacanze, in attesa di chiarire la sua posizione, l’ex direttore dell’AET Reto Brunett ha già sgomberato il suo ufficio di Bellinzona. A soli due giorni dalla clamorosa decisione del consiglio di amministrazione di separarsi da lui. E alla base di quello che ha tutta l’aria di un licenziamento c’è soprattutto la vicenda legata all’aquisizione della ZET. Una società argoviese acquistata in maggio dall’AET. Ora con sede a Bodio, nei locali della vecchia centrale della Biaschina. “Si tratta di un’importante acquisizione per l’AET”, disse allora Brunett, che fu il promotore dell’iniziativa. Ma nei mesi successivi sono sorti interrogativi sull’operazione, in particolare sul suo senso e sul suo costo. Un costo eccessivo, secondo alcune valutazioni – si parla di 2 milioni di franchi. E ci si é anche chiesti perchè l’AET abbia acquistato una società specializzata nella consulenza e nei servizi energetici. Ma il caso ZET non é l’unico che ha portato alla rottura con Brunett. Ci sono state le divergenze tra il direttore e i suoi due vice, Claudio Nauer e Roberto Pronini. Ma anche operazioni sfumate e una scarsa informazione agli amministratori. Come nel caso dell’opzione di acquisto firmata da Brunett per un’area industriale nella zona portuale di Livorno. Accanto al terreno che l’AET, tramite la sua partecipata CEG, comprò tre anni fa per lo stoccaggio dell’ormai famoso olio di palma malese. Saltando questa volta il suo partner CEG, Brunett intendeva realizzare una nuova centrale ad olio di palma. E si è impegnato a nome di AET nell’operazione tenendo all’oscuro il consiglio di amministrazione. [email protected]
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