
Sedici, forse addirittura 17 milioni di euro. Una somma astronomica che AET potrebbe essere costretta a sborsare alla società proprietaria dell'area industriale nella zona portuale di Livorno. Una brutta gatta da pelare lasciata in eredità da Reto Brunett, l'ex direttore dal quale AET ha divorziato due settimane fa. Tutto dipenderà dalla decisione dei giudici del tribunale di Milano, dove è stata presentata dalla società italiana l'istanza di risarcimento-danni milionaria. A rappresentare gli interessi dell'azienda elettrica ticinese, c'è già uno studio legale milanese, che sembra essere comunque fiducioso sull'andamento della vertenza. La vicenda ruota attorno al diritto di acquisto che Brunett fece valere per quell'area livornese, su cui avrebbe voluto realizzare una nuova centrale ad olio di palma. Un progetto faraonico che l'ex direttore portò avanti da solo, senza informare i vertici di AET, facendo figurare sul'apposita tabella richiesta dal Consiglio di Amministrazione un rischio massimo di 300mila euro. Una tabella voluta proprio per evitare operazioni rischiose come quella del gasdotto in Albania, costata all'AET 10 milioni circa. Lo scorso aprile i membri del CdA intimarono un po' sorpresi l'alt alle trattative. Brunett fece dietrofront. Nel frattempo si era però impegnato ad un punto tale da spingere la società proprietaria dell'area livornese ad inoltrare una causa da 16-17 milioni di euro per mancato guadagno. Pri
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