
Cantone sì, Cantone no. Privati sì, privati forse. Il futuro dio Lugano Airport è ancora avvolto nell’incertezza. Nella giornata di ieri TeleTicino ha riferito di un accordo tra PPD, PLR, PS e Verdi che prevede l'esclusione del Cantone e l'apertura ai privati, mentre a livello cantonale le forze politiche hanno invece trovato un accordo per aumentare la partecipazione del Cantone.
E mentre sullo sfondo incombe il referendum del Movimento per il socialismo sul relativo messaggio governativo, le vicissitudini dello scalo luganese sono approdate anche nella vicina Penisola. In un servizio andato in onda ieri la conduttrice di Striscia la Notizia Rajae Bezzaz è tornata a Lugano, dove era già stata per il reportage sui ticinesi che si trasferiscono in Italia, per riferire delle situazione dell’aeroporto luganese, paragonato alle ‘cattedrali del deserto’ del Belpaese, ovvero agli scali sovradimensionati e inutilizzati costate milioni di soldi pubblici.
“A Lugano hanno deciso di copiarci – esordisce l’inviata – In Svizzera hanno costruito uno scalo con soldi pubblici ma di volo di linea non ce n’è più nemmeno uno. Rimangono solo i voli privati e qualche zanzara”.
Il servizio prosegue con un’intervista alla deputata MPS Simona Arigoni Zürcher, che fa parte del comitato referendario ("È un pozzo senza fondo da tantissimi anni: la Città di Lugano dovrà continuare ad iniettare soldi pubblici per far girare semplicemente voli privati. È inaccettabile", ha dichiarato), mentre il direttore dello scalo Maurizio Merlo e il presidente del CdA di LASA Marco Borradori hanno preferito non rispondere alle domande del TG satirico. Un turista statunitense ha raccontato dell'invito di Swiss a presentarsi al desk di Agno per ottenere un biglietto del treno.
"Consoliamoci: tutto il mondo è Belpaese - conclude l'inviata - La cosa più divertente è che i 10mila passeggeri rimasti a terra devono prendere l'aereo da noi, a Malpensa. Grazie Svizzera!".
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