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Ticino
"Adesso parlo io. E vi dico tutto"
Redazione
16 anni fa
Laura Sadis vuota il sacco sull'AET e ne ha per tutti. Intervista bombastica con il ministro delle finanze

L’azienda elettrica ticinese ritorna prepotentemente al centro del dibattito politico. E come sempre le polemiche sono roventi. Il Mattino della Domenica oggi cannoneggia i vertici di AET e chiede alla Consigliera di Stato Laura Sadis di azzerare il Consiglio di Amministrazione e la direzione. Sempre oggi è giunta la notizia che il professor Auer, espletando il supplemento di perizia richiesto dalla Commissione energia sull’iniziativa “Per un Aet senza carbone”, ha ribadito la costituzionalità del testo. Laura Sadis…e adesso? “Come ho sempre sottolineato in tutti i miei interventi la competenza su questa iniziativa è esclusivamente del Gran Consiglio”. Ma personalmente lei cosa si augura? “Se si va a votare io non ho niente in contrario. Come non ho niente in contrario se il Parlamento dovesse decidere di accoglierle l’iniziativa, senza andare alle urne”. Ministro, ma se tornasse indietro, si imbarcherebbe di nuovo in questa vicenda? “Guardi, l’operazione carbone non entusiasma nessuno e per noi è sempre stata intesa come un passaggio transitorio. In questo senso l’iniziativa dei Verdi è condivisa da tutti. Ma il punto è un altro. Il problema è che c’è un buco nell’approvvigionamento energetico dei prossimi anni. Dovevamo fare una scelta: investire nella centrale di Lünen oppure andare sul mercato a comprare energia, ugualmente sporca, a prezzi più cari. Cosa che dovremo comunque fare se l’iniziativa sul carbone verrà accolta. Detto, questo, se dobbiamo rifare la storia con sincerità, le dico che non sono mai stata entusiasta di questa operazione, dal profilo ecologico. D’altro canto, però, l’azienda la riteneva molto importante e insisteva per realizzarla. E all’epoca non mi sembrò giusto stoppare questa iniziativa”. Il Mattino della Domenica oggi sferra un duro attaccato all’AET. Bignasca le chiede di fare piazza pulita, azzerando la direzione e il Consiglio d’amministrazione. Cosa risponde? “Facciamo la storia anche su questo, allora. Io sono arrivata nel 2007 e ho ereditato una situazione molto problematica, per usare un eufemismo. Ho cominciato a lavorare cercando di impostare la politica aziendale all’insegna della trasparenza e della competenza. Vorrei che questa azienda tornasse ad operare in conformità con il mandato pubblico sancito dalla legge. Ovvero, fornire al Ticino un approvvigionamento sicuro e a prezzi concorrenziali, evitando le avventure all’estero del passato. Ma la strada è ancora lunga…”. Cioè? “L’AET ha il non facile compito di uscire dagli investimenti del passato. Certe scelte degli anni scorsi, con due ministri in Consiglio d’Amministrazione, sono state molto poco interessanti per i ticinesi e molto interessanti per pochi interessi personali. Sono stati fatti investimenti sciagurati che non miravano all’interesse collettivo. Sono stati allocati milioni e milioni all’estero, tra scatole cinesi e paradisi fiscali. Senza contare i milioni persi in operazioni del tutto sproporzionate e inusuali, come ad esempio quella del rigassificatore in Albania. Ecco, tutta questa rete, e l’incuria con cui il Governo si è occupato dell’azienda negli scorsi quadrienni, non è semplice da risolvere. Ci vuole tempo e pazienza”. Però, su quell’epoca, pesa anche un giudizio della magistratura: il non luogo a procedere dell’ex procuratore generale Bruno Balestra sulla gestione AET firmata Rossi-Dell’Ambrogio. “Quando fu emesso il non luogo a procedere chiedemmo di avere accesso agli atti, ma ci fu negato. Lo scorso anno ho deciso di rinnovare, d’accordo con il Governo, questa richiesta. E questa volta è stata accolta. Dunque ora guarderemo le carte, innanzitutto per capire gli accertamenti che sono stati fatti. Ed eventualmente per valutare quali margini ci sono per ulteriori azioni”. Ma veniamo a oggi. Che fare? Azzerare tutto il Consiglio d’amministrazione, come chiede Bignasca?

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