
Frecciate. Bordate. Provocazioni. Ma anche ragionamenti. Domande. Pensieri. Piromani e pompieri. Senza esclusioni di colpi. Questa volta nessuno è rimasto zitto. Un dibattito appassionato, non si potrebbe descrivere diversamente, quello andato in scena ieri sera a Rivera al comitato cantonale del PLR. Un dialogo spumeggiante scatenatosi sul punto più atteso dell’ordine del giorno, il numero 6: Idealiberale. La cronacaIl presidente Giovanni Merlini chiede al parlamentino di ratificare le tre proposte con cui l’ufficio presidenziale ha trovato un accordo con “la rosa dei venti” nel corso dell’ultimo incontro a Camorino. Sono queste: 1. La costituzione di una commissione consultiva, con rappresentate le due ali del partito, che dibatta dei temi strategici del partito; 2. Uno spazio adeguato sulle pagine dell’organo del partito, Opinione Liberale, agli scritti di Idealiberale; 3. La rinuncia all’istituzionalizzazione della corrente. Via alla discussione. Il primo a prendere la parola è il presidente della sezione di Lugano e “petalo” della rosa Giorgio Grandini. Lui parla pur senza voler entrare nello specifico perché, precisa, di aver avuto “la consegna del silenzio” da parte del suo gruppo, contrario a portare la vicenda in comitato cantonale. Silenzio come protesta , insomma. Grandini ribadisce che Idealiberale vuole essere da stimolo per il dibattito interno. Che il primo obbiettivo del è quello di frenare l’emorragia di voti a destra. E che la scissione non entra per nulla in linea di conto. “Anche se qualcuno dovesse decidere di andarsene, nel caso in cui il partito vedesse Idealiberale come una sorta di cancro, io non me ne andrò mai”. Così, tanto per essere chiari. Grandini, a dire il vero, è uno dei pochi “dissidenti” a presentarsi. Ci sono Roberto Fridel, Rinaldo Gobbi e Valentino Benicchio. Gli altri son rimasti a casa. Scelta evidentemente concordata, ma criticata da molti, compreso Merlini. Il Gran Consigliere Walter Gianora, seguito da Gerardo Rigozzi, rompe gli indugi e propone un “congresso straordinario”. Come a dire: l’anno prossimo sarà pre-lettorale, bisogna arrivarci in chiaro, ragazzi. Dunque entro l’autunno bisogna mettere tutte le carte in tavola. Votare sulle proposte di Idealiberale. Contarsi. E farla fuori una volta per tutte. Poi interviene Gabriele Gendotti e la discussione si “pizza” sul serio. Il presidente del Governo, seduto in un angolino della sala, chiede a sorpresa la parola e spara a zero. “Stiamo offrendo uno spettacolo indegno – tuona Gendotti a decibel crescenti - C’è gente che in questo momento fa fatica ad arrivare alla fine del mese o si trova senza lavoro, e noi stiamo qui a discutere di queste stupidaggini. Adesso basta! Io non sono più disposto a continuare su questa strada”. Applausi scroscianti. Il vicepresidente Andrea Bersani rincara la dose. Dice che il discorso di Grandini gli ricorda quello di uno slalomista e che certe assenze in sala gli fanno venire qualche dubbio sulle reali intenzioni di Idealiberale. Al che prende la parola Valentino Benicchio, incavolato nero. Il presidente distrettuale del Luganese si lascia pigliare anche lui dalla passione e dai decibel. E dice più o meno così: il vicepresidente Bersani non può permettersi di offendere Grandini; e poi vogliamo ammodernare sto partito e aprirlo alla gente e oppure ci va bene di restare così, ingessati, con una linea bulgara, a perdere voti? La discussione ormai è un fiume. Laura Sadis dice che “le si stringe il cuore sentire che un membro del suo partito deve badare “alla consegna del silenzio” ”. E aggiunge: “Non posso non rilevare una certa ipocrisia in tutta questa vicenda”. Laura Sadis, insomma, auspica una discussione libera con tutte le carte, e le intenzioni, in tavola. Impossibile citare t
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