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Ticino
Addio Ticino «2020», il dialogo Cantone-Comuni prende un'altra via
Redazione
6 ore fa
La nuova proposta del Dipartimento delle Istituzioni prevede la creazione di una Conferenza di cooperazione. Una novità che i Comuni accolgono con un cauto ottimismo

Da due strumenti, la piattaforma di dialogo Cantone-Comuni e il discusso progetto «Ticino 2020», a uno solo denominato «Conferenza di cooperazione interistituzionale». Un progetto che avrà in buona sostanza ancora l'obiettivo di coinvolgere gli enti locali nelle decisioni che li riguardano da vicino, in modo da migliorare coordinamento e ricerca condivisa delle soluzioni, ma cambiando il metodo. Metodo che tuttavia - ammette il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi - va ancora definito. «Questo è l'obiettivo dei prossimi mesi. Abbiamo già sentito 23 Comuni, quindi sostanzialmente un quarto, tra cui anche le città principali del nostro Cantone», ci spiega il consigliere di Stato.

Stessi obiettivi e un'eredità che rimane

Avviato nel 2015, il progetto «Ticino 2020» si è lentamente e inesorabilmente arenato. 2020 era infatti l'orizzonte previsto per la riforma. Oggi siamo nel 2026. «Si è persa la rotta - conferma Gobbi - proprio perché se all'inizio Cantone e Consiglio di Stato con i Comuni hanno definito una determinata direzione, sono poi arrivati dei vincoli di carattere finanziario, la volontà di non riassumere determinati compiti, cosa che ha portato a un blocco». Un blocco che ora si vuole circumnavigare con una nuova via. Del vecchio itinerario, però, non tutto va gettato in mare. «C'è un'eredità e questa eredità vogliamo svilupparla. I problemi che sono rimasti sul tavolo devono essere affrontati, ma l'obiettivo rimane migliorare la collaborazione e porre al centro i problemi che i ticinesi devono affrontare».

Dafond: «I problemi restano e vanno affrontati»

La proposta passerà ora all'esame - fra gli altri - dei diretti interessati. Il presidente dell'Associazione dei Comuni ticinesi Felice Dafond ricorda tuttavia che, innanzitutto, vi è un atto parlamentare pendente che chiede a che punto è «Ticino 2020», «a cui occorre dare una risposta». «I problemi che hanno portato a questo progetto - sottolinea - sono tuttora attuali e non sono stati risolti. Quindi, che lo si chiami "Ticino 2020" o con un altro nome, queste criticità vanno affrontate». 

Branda: «Le decisioni vanno condivise, non imposte»

Sulla stessa lunghezza d'onda anche il sindaco di Bellinzona Mario Branda, che con questo cambiamento auspica un miglioramento nei rapporti fra i due livelli istituzionali e una maggior possibilità per i poli urbani di portare avanti i loro progetti. «In effetti "Ticino 2020" non ha portato a grandi risultati, detto con un eufemismo. Adesso si apre un nuovo capitolo e speriamo che possa effettivamente contribuire a un miglioramento dei rapporti tra Cantone e Comuni». Ci si aspetta insomma maggior condivisione nel trovare la soluzione migliore per tutti e non guardando unicamente agli interessi cantonali.