
Sembrano lontanissimi i tempi in cui il Comune di Chiasso organizzava l'evento "Benvenuta impresa", per illustrare alle centinaia di imprenditori italiani interessati a varcare il confine le opportunità e le condizioni per insediarsi in Svizzera.
Ora questo interesse pare essere completamente svanito, spazzato via dall'abolizione della soglia minima di cambio tra franco e euro.
Lo evidenzia un articolo pubblicato oggi dal quotidiano italiano Il Giorno, intitolato "La Svizzera non conviene più: imprenditori lombardi in ritirata."
Il Giorno dà voce agli imprenditori italiani che si sono trasferiti in Ticino negli ultimi anni e che oggi si sentono "beffati" dal super-franco. Questi, pur di non rientrare in Italia, guardano con interesse al trasferimento in altri Paesi, come la Slovenia.
"Cosa prevedo?" afferma il presidente di Confapi Industria, Franco Colombo. "Che centinaia di aziende dell'Insubria tornino in Italia o che si affaccino su altre piazze, magari la Slovenia, però certamente più lontane dal Canton Ticino."
"Di certo sono migliaia le attività commerciali e produttive italiane di quest'area che si sono trasferite" prosegue Colombo. "Ora ci aspettiamo il fenomeno opposto, non a caso si parla già di emergenza occupazione in Svizzera per i nostri lavoratori."
Emergenza occupazione al centro di un altro articolo pubblicato dalla stampa lombarda sul tema cambio franco-euro. "Licenziato 5 giorni dopo la parità" è il titolo di un articolo del Corriere di Como nel quale si racconta la vicenda di un frontaliere che ha perso il suo posto di lavoro in un hotel dell'Engadina a seguito della decisione della BNS. L'albergo che lo impiegava si è visto disdire diverse camere ed ha così dovuto tagliare il personale.
Il timore dei frontalieri, ma anche dei residenti, è che il franco forte possa rafforzare questo fenomeno.
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