
Tanto tuonò che alla fine piovve. Il controllo dei gas di scarico, criticato da più parti da ormai diversi anni, a partire dal primo gennaio 2013 decade per le vetture dotate di sistema di diagnosi “On Board” (OBD). L’esenzione deriva dal fatto che i sistemi diagnostici di bordo sono in grado di effettuare un monitoraggio continuo dei componenti preposti al contenimento delle emissioni e segnalano al conducente eventuali malfunzionamenti con l’attivazione di una spia luminosa sul quadro.Circa il 60% dei veicoli oggi in circolazione è dotato di un sistema OBD riconosciuto, che quindi esonera il veicolo dal controllo periodico dei gas di scarico. Il TCS esulta. “Già nel 2001 noi avevamo chiesto all’Ufficio federale delle strade di abolire il controllo dei gas di scarico” afferma il portavoce Renato Gazzola. “Hanno tergiversato ma ora, con la tecnologia che avanza, non c’era più motivo per resistere. Era ridicolo che si facesse fare dei controlli che nella gran maggioranza dei casi si rivelavano inutili.” Anche perché oltre il 95% delle auto, dotate di sistema OBD o meno, passavano il controllo. “È chiaro che i garagisti si difendono facendo notare che il 3-5% delle vetture non è in ordine” prosegue Gazzola, “ma una così piccola percentuale non deve penalizzare la maggioranza. Ora per chi non è dotato del sistema OBD il controllo resta obbligatorio, mentre chi ce l’ha avrà un mese di tempo per recarsi in garage una volta che sul suo display si sarà accesa la spia che segnala le anomalie.” I garagisti, come detto, invece esultano un po’ meno. “Si parla tanto di ecologia e poi si aboliscono i controlli” tuona Franco Fontana, presidente dell’UPSA. “Noi non capiamo al 100% la decisione del Consiglio federale di eliminare un controllo di questo genere, anche perché la tecnologia è importante, ma lo è ancor di più il controllo umano di professionisti. Sono due cose complementari e una non può sostituire l’altra.” Gli chiediamo se non saranno sufficienti i normali controlli di routine per notare le anomalie. “In teoria sì" prosegue Fontana, "ma in Svizzera la media di chilometraggio è molto bassa, quindi può passare tanto tempo tra un controllo e l’altro. Per questo un controllo regolare ogni due anni si rivelava spesso utile.”
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