
Telefoni bollenti, oggi nelle banche ticinesi. Orde di risparmiatori italiani, o forse evasori fiscali italiani, stanno subissando di chiamate i loro consulenti elvetici per chiedere lumi sulle notizie che stanno apparendo sulla stampa. E che notizie. "Addio al segreto bancario sui conti in Svizzera" è il titolo a caratteri cubitali, per esempio, del Corriere della Sera, che spiega come la data di entrata in vigore delle nuove norme sia prevista già per il 1° novembre. E il Corrierone non è di certo l'ultimo giornale arrivato sulla scena. È quindi più che comprensibile la paura di coloro che, ancora oggi, detengono dei fondi non dichiarati nel nostro Paese. Ma il segreto bancario è davvero finito?
"Nient'affatto, si tratta di una bufala!" esclama l'avvocato Paolo Bernasconi. "Io capisco il buon Del Frate (il giornalista del Corriere della Sera che ha scritto l'articolo, n.d.r.), che segue da anni le questioni italo-svizzere. Ma in questo caso è stato tratto in inganno dal portale swissinfo, che ha mescolato il burro con la ferrovia."
"Il 1° novembre" spiega Bernasconi "entra in vigore una legge in base alla quale l'Ufcom antiriciclaggio estende la possibilità di scambi di informazioni con i suoi corrispondenti esteri in materia di antiriciclaggio, ossia crimini comuni, traffico di stupefacenti, truffa, eccetera eccetera. Due giorni fa il Consiglio federale ha firmato la convenzione internazionale sullo scambio di informazioni tra autorità fiscali. Sono due cose completamente scollegate tra di loro, che però swissinfo ha messo in un solo calderone."
"Se il primo aspetto è esclusivamente di materia penale, il secondo è di materia fiscale" afferma Bernasconi. "Il primo è una legge che entra in vigore, approvata dal Parlamento alla quasi unanimità, il secondo è una convenzione che deve ancora passare in Parlamento, probabilmente l'anno prossimo, e che sarà soggetta a referendum. Non è esclusa la votazione popolare, per cui ci vorranno ancora almeno due anni prima che possa entrare in vigore. Altro che 1° novembre, quindi."
L'annuncio delle fine del segreto bancario, seppur fasullo, ha comunque suscitato un'ondata di panico generale. "Sono innumerevoli le telefonate che stanno inondando il sistema bancario ticinese" prosegue l'avvocato Bernasconi. "I clienti si chiedono cosa succede. Questo vuol dire che c'è ancora un volume colossale di patrimoni non dichiarati italiani nelle banche svizzere. Ma non è una novità. Basta tirare un sassolino nello stagno e vengono su onde come un tifone. Però trovo giusto rettificare la notizia, perché quella della fine del segreto bancario è la classica bufala. Stupisce che una bufala del genere abbia trovato accoglienza nei media internazionali."
Gli evasori fiscali italiani, comunque sono sul chi vive da parecchio tempo. "Parlando con molti clienti, noto che sono in molti che, pur non avendo fatto lo scudo anni or sono, oggi capiscono il rischio di essere scoperti" afferma Bernasconi. "Ma l'Italia non ha ancora organizzato una base legale e un programma di autodenuncia, come già fatto da Stati Uniti, Germania o Spagna, dove lo stesso ha riscosso un successo colossale."
In Italia questo programma tarda ad arrivare a causa, secondo Bernasconi, dell'approccio ideologico sulla giustizia fiscale. "I contrari sostengono che non è corretto offrire una scappatoia a chi ha frodato il fisco" spiega Bernasconi. "Ma la sola strada che l'Italia ha per ottenere un'importante afflusso a favore dell'erario italiano è mettere da parte gli scontri ideologici e dare prova di pragmatismo. I capitali evasi che verrebbero dichiarati potrebbero rimanere nelle banche svizzere. Sarebbe quindi anche nell'interesse dei nostri istituti, perché si toglierebbero il peso del volume del denaro non dichiarato."
AS
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