
"Certo che se le priorità della pubblica amministrazione sono queste, siamo a posto!". È il commento caustico del consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, che sul Mattinonline racconta: "In questi giorni alcune aziende ticinesi stanno ricevendo delle “simpatiche” letterine rispettivamente e-mail dall’amministrazione cantonale. Si tratta di aziende che storicamente, magari da svariati decenni, integrano nel loro logo lo stemma del Cantone e/o quello della Confederazione". Già, perchè "dal primo gennaio 2017 è in vigore la Legge sulla protezione dello stemma della Svizzera e di altri segni pubblici del 21 giugno 2013" e dunque da quel momento "gli stemmi dei Cantoni e gli elementi caratteristici degli stemmi cantonali in relazione ad uno scudo possono essere utilizzati solo dall’ente pubblico”. È invece ammesso utilizzare "bandiere, emblemi ed altri segni a condizione che l’uso non sia fuorviante e contrario all’ordine pubblico".
"Non è dato di sapere - osserva Quadri - quante imprese si trovino con un’insegna diventata “fuorilegge”. Poco ma sicuro è che la faccenda si fa “spessa”. Anche dal punto di vista dei costi! Quanto deve spendere per mettersi in regola una ditta che ha decine di veicoli e macchinari il cui logo storico è “improvvisamente” diventato illegale? E chi paga il conto? Questa sì che è promozione dell’economia locale… Sarebbe poi interessante sapere quali sanzioni andrà incontro chi non vorrà modificare il proprio logo. A maggior ragione se quest’ultimo sussiste da molti decenni prima dell’entrata in vigore della nuova legge".
"Certo che vedere, in tempi difficili, una pubblica amministrazione che ha il buon tempo per “stalkerare” le aziende pretendendo modifiche di loghi storici non è un bello spettacolo. Nient’altro da fare? Qualcuno si sta forse inventando il lavoro?", commenta poi il consigliere nazionale. "Senza contare che non c’è solo l’aspetto economico. Per una ditta la propria insegna ha un valore identitario ed affettivo importante".
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