
Letteraccia del Municipio di Agno al Consorzio depurazione Lugano e dintorni. Tutto è nato, riferisce il Corriere del Ticino, da un riversamento di acque luride nel riale Barboi a Bioggio durante la manutenzione di una camera. Acque finite poi nel vecchio Vedeggio e infine nel Ceresio. «Lo spettacolo – ironizza il Comune – è stato perciò notato da diversi bagnanti e il nostro ufficio tecnico è stato subissato da varie telefonate». Per il funzionario di turno non deve essere stato facile gestire le varie lamentele, anche perché la cosa non era prevista e questo ha fatto andare su tutte le furie l’Esecutivo. «Non siamo stati avvertiti in alcun modo dei lavori che sono stati eseguiti e delle spiacevoli conseguenze degli stessi – recita il testo firmato dal sindaco Thierry Morotti – Infatti durante il giorno il nostro parco a lago e il vicino lido sono frequentati da parecchi bagnanti fra i quali, in particolar modo il mercoledì pomeriggio, molti bambini».
E la chiazza è arrivata nel golfo proprio mercoledì scorso. «Come è possibile che avvenga una cosa del genere? E soprattutto con quali autorizzazioni?» si chiede il Municipio, che poi rincara la dose: «Ci permettiamo di esigere un resoconto dell’accaduto e di ritenervi comunque responsabili di eventuali danni economici arrecati a persone, cose e all’ambiente con le vostre immissioni». Il Consorzio (CDALED) invierà la sua risposta ufficiale nei prossimi giorni, ma il Corriere del Ticino ha chiesto un primo parere al direttore Laurent Kocher e al presidente Francesco Gandolla. «‘Inquinamento’ è un parolone – premette Kocher – Era una normale manutenzione e il Cantone era stato avvertito, ma d’altra parte capisco la reazione del Comune». Sulla stessa frequenza Gandolla: «La critica sulla mancata informazione al Municipio di Agno può starci e in futuro faremo meglio» (finora il Consorzio si è basato su di un accordo con il Cantone secondo il quale la comunicazione avviene unicamente a quest’ultimo, in modo da avere un unico interlocutore).Il presidente tiene comunque a evidenziare che i lavori «incriminati» non erano abusivi, ma previsti da tempo, e che il riversamento delle acque scure non è avvenuto in seguito a un incidente o ad un particolare problema. «Queste fuoriuscite sono normali. Succede con tutti i depuratori del mondo, non esistono soluzioni miracolose».
Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino
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