
Un intervento di riparazione a una stazione di sollevamento nei pressi dell'aeroporto, che è stato prolungato "a causa della non prevedibile presenza di grandi quantità di materiale estraneo e di grandi dimensioni" nella condotta, è all'origine dell'inquinamento provocato lo scorso 6 giugno dal riversamento di acque luride nel riale Barboi, finite poi nel vecchio Vedeggio e infine nel Ceresio. È quanto specifica il Municipio di Lugano, rispondendo a un'interrogazione presentata dai consiglieri comunali PLR Urs Luechinger, Giovanna Viscardi, Deborah Moccetti Calderari, Rupen Nacaroglu, Ugo Cancelli, Paolo Toscanelli, Luca Cattaneo e Rinaldo Gobbi.
L'inquinamento, ricordiamo, aveva creato scompiglio e polemiche, poiché era avvenuto in piena stagione estiva, con turisti e bagnanti che avevano notato lo "spettacolo", segnalato all'ufficio tecnico di Agno, che aveva quindi inviato una "letteraccia" al Consorzio depurazione Lugano e dintorni (vedi articoli suggeriti).
Nella sua risposta l'Esecutivo di Lugano precisa che l'incidente è stato provocato da materiale estraneo trovato nelle canalizzazioni. Materiale introdotto "illegalmente" tra due interventi, creando una "situazione di emergenza" per il personale, che ha agito di conseguenza. Per evitare il travaso di acque nel riale Barboi si sarebbe dovuto, secondo il Municipio, sospendere i lavori "con il rischio che il materiale di forti dimensioni danneggiasse le pompe e provoccasse di conseguenza una messa fuori servizio della stazione di pompaggio per un periodo più lungo soprattutto perché parte di questo materiale era stato, con la pulizia della condotta, spostato nella fossa pompe".
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