
Un sistema in grado di trasformare acqua non potabile in acqua sicura da bere, anche in situazioni critiche. È il nuovo impianto di potabilizzazione mobile del Cantone, gestito dalla Protezione civile e presentato oggi, fra i perni del nuovo concetto di approvvigionamento idrico in caso d’emergenza. «Il bacino simula la presa d’acqua con la pompa: il tubo giallo è l’acqua da purificare, arriva al potabilizzatore con cinque filtri di microfiltrazione, viene filtrata ed esce dai tubi blu pronta per essere fornita alla popolazione, tramite rubinetti o cisterne», ci ha spiegato Flaviano Bettoni della Sezione del militare e della protezione della popolazione durante la dimostrazione.
L'impianto
L’impianto è in grado di trattare fino a 24 metri cubi d’acqua all’ora, rendendo potabile acqua inizialmente non bevibile. Una risorsa fondamentale in caso di contaminazione delle acque o di danneggiamento della rete idrica. «Si dovrebbe lavorare sulla sicurezza per evitare che queste cose succedano, ma eventi come la tragedia in Valle Maggia mostrano come un cataclisma possa compromettere completamente le strutture dell’acqua potabile», ha sottolineato il direttore del DT Claudio Zali. «In quel caso si è riusciti a ripristinare rapidamente il sistema, ma situazioni simili creano le premesse per dover impiegare un apparecchio di questo genere». Un precedente risale al 2016 a Cugnasco-Gerra: «Non avevamo un dispositivo simile, ma sarebbe stato assolutamente molto utile».
L'investimento da oltre 200mila franchi
L’investimento ammonta a 260 mila franchi. Sistemi di queste dimensioni sono presenti, oltre che in Ticino, solo nei Cantoni Vaud e Vallese. Il potabilizzatore si inserisce in un progetto più ampio, frutto di un lavoro strategico avviato nel 2019 e promosso dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione, in collaborazione con l’Associazione Acquedotti Ticinesi, il Laboratorio cantonale e il Dipartimento del territorio. «È un’unità di filtrazione mobile che garantisce la potabilizzazione dell’acqua pescata da fiumi, pozzi o lago tramite ultrafiltrazione», spiega ancora Bettoni. «Questo processo elimina batteri e microparticelle: si tratta però di contaminazioni non chimiche, ma batteriologiche».
Il sistema
Il sistema consente di distribuire acqua alla popolazione sia tramite cisterne sia attraverso punti di erogazione diretti, dove i cittadini possono rifornirsi autonomamente. E rappresenta un cambio importante sul piano operativo: «Abbiamo una maggiore autonomia e possiamo garantire un servizio che oggi, in caso di grandi eventi o penuria d’acqua, non riusciremmo ad assicurare». Altro punto di forza è la standardizzazione: «È stato sviluppato un concetto di utilizzo comune con gli altri cantoni che dispongono della stessa apparecchiatura, ad esempio nella colorazione dei tubi e nelle procedure di installazione». Un aspetto che permette anche un impiego coordinato oltre i confini cantonali. Infine, la prova pratica: un bicchiere d’acqua inizialmente non potabile, filtrata e poi bevuta sul posto. Il verdetto è positivo: «Molto buona, direi. Uguale a quella di sorgente».

