
Preoccupazione per i negoziati con l'Unione Europea sulla libera circolazione, ritenuta la causa primaria del dumping salariale in Ticino, e un invito a combattere suddetto dumping. Come? Tramite la generalizzazione dei contratti collettivi di lavoro, diffusione di contratti normali di lavoro a livello nazionale (con stipendi differenziati a seconda di qualifica e anzianità) e salari minimi vincolanti.
Questo il contenuto di una lettera indirizzata oggi dall'Unione Sindacale Svizzera di Ticino e Moesa al consigliere federale Ignazio Cassis. Secondo i firmatari infatti, "l'accordo quadro (con l'UE, ndr), in discussione in questo momento tra Consiglio federale e Unione europea, ci preoccupa molto. Esso riduce perfino i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, già insufficienti. E come se non bastasse, limita pure i diritti democratici dei/delle cittadini/e e promuove la privatizzazione dei servizi pubblici." Occorrerebbe quindi " fissare regole forti nel nostro Paese, affinché ogni azienda sia tenuta ad applicare a tutto il personale impiegato condizioni di lavoro e soprattutto stipendi svizzeri. Occorre evitare che la libera circolazione delle persone, sulla quale si voterà il prossimo mese di maggio, non sia accompagnata da precise regole o addirittura, sia senza regole, come è il caso in molti settori."
I firmatari si auspicano infine che il ministro degli Esteri non manchi "di dimostrare la sua sensibilità e la sua disponibilità per i problemi del suo Cantone di origine e, grazie alla sua alta carica, possa promuovere e sostenere adeguate soluzioni."
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