
La firma per il nuovo accordo sulla fiscalità sembrerebbe che non verrà apposta entro fine anno e sarà quindi posticipata a data indeterminata. “Non che potessero sussistere molti dubbi al proposito”, sentenzia Lorenzo Quadri in un’interpellanza al Consiglio federale. “Sono infatti oltre cinque anni che la firma del trattato sarebbe, a mente del Consiglio federale dei suoi funzionari, ‘imminente’. Poi si procede di rinvio in rinvio”, spiega.
“Il viceministro dell’economia italiano Antonio Missiani a margine dell’ultimo incontro tra le delegazioni svizzera ed italiana ha rilevato che il suo Paese – che mai ha voluto il nuovo accordo – ha, oggi, “altre priorità”, legate ovviamente alla crisi da coronavirus. Anche la Svizzera ha altre priorità. I vantaggi previsti dal nuovo accordo sono chiaramente inferiori a quelli che ci si potrebbe legittimamente attendere (ovvero, trattenere sul territorio ticinese un ammontare equivalente, o comunque vicino, alla totalità delle imposte alla fonte versate dai frontalieri)”, sottolinea. “È ora di dichiarare fallite le trattative, disdire la Convenzione del 1974 e trattenere in Ticino la totalità delle imposte alla fonte versate dai frontalieri”, conclude.
Domande al Consiglio federale
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