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Ticino
Accordo quadro: "Meglio aspettare che fare un pessimo affare"
Accordo quadro: "Meglio aspettare che fare un pessimo affare"
Accordo quadro: "Meglio aspettare che fare un pessimo affare"
Redazione
8 anni fa
Per il direttore del DFE Christian Vitta le misure d’accompagnamento non vanno allentate. "Serve una soluzione condivisa"

Proseguono le discussioni in merito all’accordo quadro con l’Unione europea, inviso a una parte non indifferente di politici svizzeri, che potrebbe riguardare cinque intese fondamentali esistenti con Bruxelles, ovvero quelle che permettono l'accesso al mercato interno dell'Unione (libera circolazione delle persone, mutuo riconoscimento in materia di valutazione della conformità, prodotti agricoli, trasporto aereo e terrestre).

Sulla questione si è espresso anche il direttore del DFE Christian Vitta. Interpellato ieri dal SonntagsBlick, il Consigliere di Stato PLR ha affermato che "sarebbe meglio aspettare piuttosto che accelerare i tempi e fare un pessimo affare". Pessimo affare che "implicherebbe solo ripercussioni negative per la Svizzera". Un monito, il suo, indirizzato al collega di partito e capo del Dipartimento federale degli affare esteri Ignazio Cassis. Secondo Vitta è imperativo trovare una soluzione nell'interesse di tutti, della Svizzera in primis ma anche e soprattutto dei Cantoni. “Altrimenti la proposta verrebbe affossata in votazione popolare, in particolare in Ticino".

"La Svizzera non ha un mercato del lavoro omogeneo - ha spiegato - Ad esempio una soluzione buona per Zurigo non lo è per forza per il Ticino e viceversa. Per questo servono regole che tengano conto di queste differenze regionali". Vitta ha poi citato l'esempio del salario minimo con la proposta del Consiglio di Stato ticinese di una 'forchetta' fra i 3'372 e i 3'462 franchi mensili. Cifre che possono sembrare basse ma, ha evidenziato, sono un paga almeno 3 volte superiore a quella percepita da un frontaliere per un lavoro analogo in Italia. "L’introduzione di un salario minimo dipende dalla volontà a livello cantonale, come è accaduto in Ticono. Nel settore dei servizi si è iniziato ad assumere sempre più frontalieri, è questo per la popolazione è incomprensibile: in passato venivano infatti toccati i settori classici dell’industria e della costruzione".

Per il Ticino è dunque "importante" che le misure d’accompagnamento a tutela del mercato del lavoro "non vengano allentate o addirittura sospese", ha ammonito il direttore del DFE. Negli scorsi giorni, ricordiamo, aveva fatto molto discutere l’apertura di Cassis su un allentamento della regola degli 8 giorni che impone un annuncio preventivo ai prestatori di servizi europei che vengono a lavorare in Svizzera. Lo stesso Vitta non ha escluso che si possa andare in contro all’Unione, ma con premesse ben precise: “Regole alternative sono possibili, ma l’obiettivo è e deve restare quello dei controlli nel mercato del lavoro. Un modello alternativo deve però essere trovato dalla Confederazione, in quanto non è compito dei Cantoni indicare soluzioni negli attuali negoziati fra Svizzera e UE”.

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