
L'accordo quadro istituzionale è deleterio anche per la protezione animali in Svizzera? È quanto chiede il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri in un'interpellanza inoltrata oggi al Consiglio federale.
Per il parlamentare leghista "le conseguenze negative dell’accordo quadro istituzionale si farebbero però sentire anche in altri ambiti, in cui la legislazione svizzera è chiaramente più progredita di quella comunitaria, col risultato che l’accordo quadro comporterebbe un sensibile peggioramento rispetto alla situazione attuale".
Uno di questi settori "riguarda la protezione degli animali, ed in particolare degli animali da reddito". In Svizzera "la legislazione al proposito, cresciuta in modo democratico coinvolgendo tutti gli attori coinvolti, è da ritenersi particolarmente avanzata ed assai più rispettosa degli animali se confrontata alle disposizioni emesse da burocrati e politici professionisti di Bruxelles, lontani anni luce dalla realtà del territorio, dell’agricoltura e dell’allevamento".
Quadri cita l'esempio si un’azienda agricola che in Svizzera può disporre di al massimo 18mila galline ovaiole, mentre le norme UE autorizzano per contro una capienza fino a 100mila galline, "ciò che comporta interventi quali l’accorciamento del becco, che in Svizzera non sono autorizzati". Analoga situazione si ritrova nei trasporti degli animali, che in Svizzera non possono durare più 8 ore mentre l’UE ne permette fino a 28.
Quadri chiede pertanto al CF:
- Il CF concorda sul fatto che l’eventuale entrata in vigore dell’accordo quadro istituzionale, tramite ripresa “dinamica” del diritto UE, porterebbe ad uno smantellamento della protezione degli animali in Svizzera?
- Cosa intende fare il CF per mantenere l’attuale elevato standard di protezione degli animali in Svizzera, democraticamente deciso con la collaborazione di tutti gli attori coinvolti, nella denegata ipotesi in cui l’accordo quadro istituzionale venisse sottoscritto?
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