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Accordo quadro: "A Berna la Grosse Koalition ha già deciso"
Accordo quadro: "A Berna la Grosse Koalition ha già deciso"
Accordo quadro: "A Berna la Grosse Koalition ha già deciso"
Redazione
7 anni fa
Il Consigliere nazionale UDC Marco Chiesa si smarca dai colleghi della CPE-N. "Spero faccia la stesa fine del SEE"

L’accordo quadro con l’Unione europea (UE) è “sostanzialmente a favore degli interessi della Svizzera”, anche se il Consiglio federale deve trovare soluzioni creative per le questioni ancora in sospeso, come i dubbi dell’Ue sulle misure di accompagnamento, in quanto “non si può permettere che la protezione dei salari venga indebolita”. È quanto ha sostenuto oggi la Commissione della politica estera del Nazionale (CPE-N) in una presa di posizione, approvata per 16 voti contro 9, illustrata poco fa in conferenza stampa a Berna.

“Ma questo non deve essere visto come un invito a firmare subito l'intesa”, ha detto ai media la presidente della commissione Elisabeth Schneider-Schneiter (PPD). La CPE-N ha infine ritenuto positivo che nell’accordo quadro non sia menzionata la direttiva europea sulla cittadinanza, che Berna aveva già escluso di voler riprendere.

La presa di posizione non ha però convinto il consigliere nazionale democentrista Marco Chiesa, che si è smarcato dai colleghi della CPE-N. “Nella prima riunione della Commissione della politica estera concernente i risultati delle negoziazioni riguardanti l’accordo quadro, le maschere sono immediatamente cadute. PLR, PPD, PS e Verdi, tutti insieme appassionatamente, hanno chiesto al Consiglio federale di concludere l’accordo quadro entro al massimo un anno - ha commentato a Ticinonews - Noi UDC abbiamo chiesto con forza di non sottoscrivere questo accordo che ridurrebbe la Svizzera a una colonia dell’UE, ma siamo stati messi in minoranza. Evidentemente coloro che vogliono svendere il Paese usando la calcolatrice dell’economia d’esportazione sono ben rappresentati in Parlamento”.

Chiesa non è dunque rassicurato dall’invito rivolto al CF di trovare delle soluzioni creative per non indebolire, ad esempio, la protezione dei salari. “Con l’accordo istituzionale cediamo la nostra sovranità - ha ribadito - Questo è chiaro. Diamo una spallata alla nostra democrazia diretta e ci mettiamo alla mercé di giudici stranieri e delle loro sentenze. Possiamo scegliere di dire di no se le leggi di oggi e quelle future dell’UE non le condividiamo ma allora saremmo puniti con delle sanzioni che in diplomazia sono finemente chiamate misure di compensazione. E questo con il nostro consenso”.

“Eppure esistono degli imprenditori svizzeri che saggiamente ci mettono in guardia dall’accordo quadro, l’ultimo di una lunga serie è Nicolas Hayek, con il suo appello a non lasciarci ricattare dall’UE. Ma qui a Berna la “Grosse Koalition” ha già deciso. Contano i soldi, conta l’UE e non conta la sovranità del nostro Paese. Nulla di nuovo, sembra di rivivere il 1992 quando gli stessi partiti sostenevano strenuamente lo Spazio economico europeo (SEE). Mi auguro che questo accordo faccia la stessa fine”.

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