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Ticino
“Accordo insoddisfacente, interessi ticinesi sacrificati”
Foto © CdT/Gabriele Putzu
Foto © CdT/Gabriele Putzu
Marco Jäggli
6 anni fa
La Lega dei Ticinesi non è contenta per i contenuti dell’accordo firmato oggi, che andrebbero a vantaggio dell’Italia

Alla Lega dei Ticinesi non piace l’accordo tra Italia e Svizzera sulla fiscalità dei frontalieri ed esprime la propria insoddisfazione per la scarsità dei risultati raggiunti. “L’accordo firmato”, scrive la Lega, “a quanto risulta contiene delle differenze importanti rispetto alla versione del 2015. Naturalmente differenze a vantaggio dell’Italia. La quale è assai poco sospetta di sottoscrivere trattati che non sono nel proprio esclusivo interesse”.

In particolare non piace “l’applicazione del nuovo regime fiscale solo ai nuovi frontalieri, e la permanenza dei frontalieri già presenti sotto il “vecchio” regime fino all’età del pensionamento”, che “suona come una presa in giro” in quanto “uno degli effetti auspicati con il cambiamento di sistema, ossia una maggiore pressione fiscale sui permessi G in funzione ‘antidumping’, viene a cadere”. Pure inaccettabile “il perpetrarsi dei ristorni dei frontalieri per ancora 15 anni” in quanto “equivalgono ad 1.5 miliardi di franchi che partirebbero senza motivo per l’Italia”. Senza motivo in quanto “la Convenzione del 1974 è ormai obsoleta, essendo venute a cadere da vari anni le premesse su cui essa si fondava. A partire dal riconoscimento italiano del segreto bancario elvetico”.

Per la Lega dei Ticinesi “il Ticino aveva tutto il diritto di attendersi dal nuovo accordo un maggior introito fiscale equivalente, o comunque vicino, all’ammontare dei ristorni”. L’accordo inoltre “avrebbe dovuto prevedere la tassazione dei frontalieri in base alle aliquote italiane, ben superiori a quella dell’imposta alla fonte elvetica”.

Secondo la Lega “la Confederazione ha accettato una soluzione minimalista che non risponde in modo adeguato né agli interessi né alle legittime aspettative del Ticino, le quali ancora una volta risultano sacrificate sull’altare dei presunti “buon rapporti” tra Svizzera ed Italia”. Confederazione che “già da anni avrebbe dovuto disdire unilateralmente la Convenzione del 1974, ciò che avrebbe portato alla decadenza dei ristorni”.

La Lega dei Ticinesi continuerà a perorare questa opzione e, concludendo, il partito invita ancora una volta il Consiglio di Stato a decidere il blocco dei ristorni dei frontalieri, “anche in considerazione delle necessità ticinesi a seguito della crisi da coronavirus”.

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