
Ieri, dopo cinque anni di trattative e peripezie, è stato firmato l’accordo sull’imposizione dei frontalieri, accordo che comprende una divisione in “vecchi” e “nuovi” frontalieri a partire dalla ratifica dell’accordo e che abolirà il sistema dei ristorni, ma solo a partire dal 2023. Un accordo accolto con soddisfazione da alcune parti politiche e dai sindacati, da entrambe le parti del confine, meno da altre, come la Lega e l’UDC ticinesi. Teleticino ha intervistato Marco Chiesa, Presidente dell’UDC svizzero e Consigliere agli Stati, e Massimo Mastromarino, sindaco di Lavena-Ponte Tresa e rappresentante dei comuni italiani di frontiera per vedere come si vive la decisione dai due lati del confine.
Mastromarino: “Il miglior accordo, si riconosce il ruolo dei frontalieri”
“Credo sia il miglior accordo che si poteva firmare”, spiega Mastromarino, “si riconosce il ruolo economico, sociale e strutturale dei 65’000 frontalieri. Si riconosce che hanno diritto a regole che hanno sottoscritto quando hanno iniziato a lavorare in Canton Ticino e che queste continueranno a valere durante la loro vita lavorativa. Quando siamo distanti dal brutto accordo parafato nel 2015? Seconda cosa: la nostra è un’economia transfrontaliera. Sappiamo tutti cosa comporta e la questo è diventato qualcosa di strutturale. Quindi prima il Governo svizzero e poi quello italiano continueranno a garantire i ristorni per i comuni di frontiera che ci permettono di fare quelle opere che servono ai nostri frontalieri, che la sera tornano in italia e hanno bisogno di strutture. È un grande accordo”
A rischio stop?
Obiettivo 2023 per l’entrata in vigore, non c’è il rischio di ulteriori stop dovendo passare dai rispettivi parlamenti? “Se l’accordo non dovesse passare vuol dire che c’è qualcosa che non funziona. Nel 2015 non passò perché era impresentabile. Abbiamo chiesto in un memorandum firmato un minuto dopo la stesura dell’accordo di essere seduti al tavolo, perché crediamo di avere il polso della situazione. Faremo in modo che lavorando in squadra si faccia in modo che questo accordo possa arrivare al parlamento italiano”.
Più dura fare il frontaliere dopo il 2023?
Chi cerca lavoro in Svizzera lo fa soprattutto per un ritorno economico. Sarà ancora economico fare il frontaliere dopo il 2023? “Sicuramente il nuovo frontaliere avrà un’imposizione maggiore, ma abbiamo ottenuto risultati importanti come una franchigia aumentata a 10’000 euro, la non tassabilità degli assegni famigliari, un moltiplicatore più basso, ecc. Questa cosa inoltre rimette in gioco il mercato del lavoro, quindi il rapporto domanda/offerta potrebbe cambiare. Ripeto, era il miglior accordo che si poteva fare o saremmo rimasti ancorati a una visione nostalgica che non era più attuale”.
Chiesa: “L’unica vincente è l’Italia”
Marco Chiesa, condivide l’ottimismo espresso da Massimo Mastromarino? “Io capisco la soddisfazione del Sindaco ma evidentemente non è la mia. Ha citato delle cose che gridano vendetta al cielo. Evidentemente questo non è un accordo da annoverare tra i migliori successi della Svizzera perché quando abbiamo 70’000 frontalieri che rimarranno comunque con un’imposizione come quella di oggi, più un periodo transitorio in cui si manterrà questo regime che significa che si aprirà la caccia al lavoro nel nostro cantone. Questo accordo era fondamentale per avere una protezione antidumping, invece rimaniamo con un privilegio che andrà poi ad essere mitigato. L’unica vincente qua è l’Italia, come sottolineato dalla soddisfazione del Sindaco di Lavena-Ponte Tresa”.
Niente ristorni, un’arma in meno?
I ristorni sono stati anche una leva negoziale per sbloccare delle trattative. Il loro abbandono tra 13 anni è dunque una cosa buona o cattiva? “Ha detto bene che era una leva negoziale, evidentemente anche questo piccolo ingranaggio viene meno. Ma io non puntavo a rimanere statico sul vecchio accordo, ma oggi alcune cose come la possibilità di dedurre le spese sociali o la riduzione del moltiplicatore mi lasciano interdetto. Mi chiedo dov’è il vantaggio per il cantone e per il paese”.
Le responsabilità di Maurer
Immagino che lei perorerà questa causa anche in parlamento, sconfessando così il vostro Consigliere federale Ueli Maurer che è titolare del dossier “Io non ho nessun timore di sconfessare alcun consigliere federale se ci sono cose che non funzionano. Non è Maurer che è andato a negoziare ma altri, in ogni caso credo sia importante che si potessero dare delle risposte che questo accordo non darà. Su questo immagino che, chiunque sia il responsabile, nella deputazione qualche voce si solleverà accanto alla mia”.
Perché questo accordo è stato firmato allora, era il massimo che si poteva spuntare? “È una buona domanda. Io credo sia meglio nessun accordo che un accordo sbagliato. Queste sono cose che vanno soppesate e valutate, però ribadisco che alcuni elementi mi lasciano veramente intedetto, soprattutto essendo stati uno dei sostenitori dell’innalzamento del moltiplicatore al 100%. Politicamente bisognava arrivarne a una, ma è sempre l’Italia che deve guadagnarci?”
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

